January 15, 2017

“Chaos isn’t a pit. Chaos is a ladder. Many who try to climb it fail and never get to try again. The fall breaks them. And some, are given a chance to climb. They refuse, they cling to the realm or the gods or love. Illusions. Only the ladder is real. The climb is all there is.”
~ GoT


January 14, 2017

“Quanti altri dovevano essersi gia’ provati in simili imprese, e fin dall’inizio essere andati alla malora, giovani scudieri e cavalieri dei quali nessuna principessa aveva udito parlare, sui quali non correva nessuna canzone, sul cui conto nessuno stalliere raccontava storie la sera! Erano scomparsi: uccisi, avvelenati, annegati, precipitati da rupi, divorati da draghi, murati in caverne. Per nulla erano partiti, inutilmente avevano sopportato privazioni e sofferto dolori!”
~ “Infanzia di san Francesco d’Assisi”, Hesse.


January 14, 2017

“Il fiume, com’egli lo cantava, calava dai monti, scuro e selvaggio, in un’ebbrezza distruttiva; digrignando i denti sopportava a stento di essere imbrigliato dai mulini, scavalcato dai ponti, odiava tutte le navi che doveva portare, e tra le sue onde e tra lunghe, verdi erbe marine cullava sogghignando i corpi bianchi degli annegati.”
~ “Sogno flautato”, Hesse.


January 6, 2017

“Non è mai troppo tardi per andare oltre” ~ Dante


January 2, 2017

“We should go forth on the shortest walk, perchance, in the spirit of undying adventure, never to return; prepared to send back our embalmed hearts only, as relics to our desolate kingdoms. If you are ready to leave father and mother, and brother and sister, and wife and child and friends, and never see them again; if you have paid your debts, and made your will, and settled all your affairs, and are a free man; then you are ready for a walk.”

“Of course, it is of no use to direct our steps to the woods, if they do not carry us thither. I am alarmed when it happens that I have walked a mile into the woods bodily, without getting there in spirit. In my afternoon walk I would fain forget all my morning occupations, and my obligations to society. But it sometimes happens that I cannot easily shake off the village. The thought of some work will run in my head, and I am not where my body is; I am out of my senses. In my walks I would fain return to my senses. What business have I in the woods, if I am thinking of something out of the woods?”

~ Thoreau


François Marius Granet

December 29, 2016

December 28, 2016

Un senso di colpa, profondissimo, continuo, in background, mentre faccio qualsiasi cosa, specie le cose normali. Una tensione continua, mi divora da dentro, mi fa guardare l’orologio e mi fa pensare “E’ tardi, non c’e’ più tempo, devi fare”, mi fa male alla testa, continuo mal di testa, e inaridisce il cuore, banalizza, determinizza e distrugge. È così forte che non la sento più. Non riesco a rilassarmi, mai, nel profondo. Sempre in tensione, sempre questa tensione interna che mi rode, mi sgretola, mi disintegra il cuore. Mi sveglio la mattina con un forte mal di testa, sempre, profondo, e un senso di testa bloccata, stanca, non lucida. Sono perennemente stanco, debole, senza forze.

I denti crescono dritti perché la lingua continuamente, impercettibilmente, per anni, li spinge avanti, dice il dentista. Potere dei movimenti involontari, piccoli, accumulati. Potere del tempo. Come la neve si accumula fiocco a fiocco, e d’un tratto ci si accorge che è alta, e che gli strati più profondi sono diventati ghiaccio durissimo.

Mi trovo nel deserto piatto, in alto la luna piena, grande, brillante, vicinissima. C’è una pianura più bassa, una valle, nella quale giace un vulcano attivo. Mi decido a scendere, mi tengo con le mani alla roccia e ai sassi mentre scendo di quota. A un tratto vedo una figura, sul pendio, a metà discesa. Mi colpiscono subito la sua natura sacra da un lato e la sua bidimensionalita’ dall’altro. Sembra una sorta di grande icona russa, piatta. All’inizio mi sembra Gesù,  poi mi sembra di notare che ha 4 o 6 braccia come una divinità indù, infine mi accorgo che quelle sono ali, ali con motivi scuri e inquietanti di farfalla notturna e di falena. Le falene mi spaventano. Anche la testa è di insetto, cavalletta forse, stesso sguardo di carta, senz’anima, senza coscienza. Il resto del corpo sembra umano, veste una tunica o altro abito che trasmette una sensazione di religiosità essenziale, ritirata dal mondo. In mano tiene un libro chiuso. Mi guarda, la guardo. Non si muove, non reagisce, mi segue semplicemente con lo sguardo. Sguardo inscrutabile da controllore alieno, da creatura che chiaramente pensa ma di cui è impossibile capirne il modo. Capisco poi che non è un essere autonomo, è una mia proiezione incapace di prendere decisioni, è uno dei tanti abitanti di questo universo segreto. Continuo a scendere, osservato e osservando.

Arrivo a valle. Mi accorgo che il vulcano non emette vapore e lava geologici, ma gas e fluidi organici, viscosi, dall’odore equivoco, nauseante e attraente al tempo stesso come gli odori ormonali del sesso. La superficie del vulcano è essa stessa coperta di peli pubici, immensa metafora vaginale. Mi decido a scalarlo, toccare peli e fluidi mi disgusta ma devo farlo per arrampicarmi. L’insetto mi guarda, sempre più piccolo, da lontano. La commistione di simboli religiosi, di terrore, e di acri secrezioni organiche, mi convince di essere sulla buona strada. Giungo velocemente in vetta, sotto è un boiler di fluido denso, semitrasparente, viscoso. Mi lascio cadere dentro il cratere.

C’è la poca luce lontana di un pozzo profondo, di una profonda grotta marina. Le pareti di roccia mandano bagliori blu, metallici, gocciolando. Resto a galla. Intorno a me un gran numero di figure nere, con tunica nera, incappucciate, senza volto, vagano galleggiando, ora per metà immerse, ora completamente levitando sopra la superficie liquida. Non ne avevo mai viste così tante, prima. Sembra che questa sia una sorta di sorgente per loro. Sembra che anch’esse non abbiano coscienza, si comportino come insetti, ma in realtà so che la possiedono, e che qualcuna di loro mi parlerà. Mi tuffo nel liquido, ne bevo, riemergo. Una sensazione di felicità e sete orgiastica, di sesso, di piacere sfrenato, di venire, nudo, in quel liquido.

Ora riesco a riconoscere quando entro (spessissimo) nella modalità tradizionale. La vedo e la sento come una sfera di roccia dura, ottusa, stolida, e così limitante. Mi dico “pensa e senti fuori da quella sfera, perché fuori c’è tutto”. Un senso di ampiezza e di pensare più lucido,  quando ne esco.

Salire la scala di un palazzo, in eterno. Avvertire le voci, i frammenti di vita, le piccole quotidianità. Porte aperte o socchiuse, alcuni fanno cenno di entrare. Forse sì, entrare brevemente. Ma poi ripartire subito, continuare a salire.

Scendo da un furgone insieme a due miei amici. Siamo venuti apposta in questa regione piana fino all’orizzonte per guardare il cielo: la luna è grande come il sole, il sole è pallido come la luna, e un altro pianeta grande come la luna, luminoso e grigio come il sole, sta vicino ad entrambi (capirò soltanto dopo che è Venere). Capisco che la luna, il nuovo pianeta o entrambi stanno coprendo il sole, ma la mia vista si sposta immediatamente fuori dall’atmosfera, dove l’oscurarsi del sole permette di percepire straordinari fenomeni sulla sua superficie, esplosioni di magma, flares, bursts. Poi sembra che un’enorme esplosione a catena attraversi il sole, che si brucia ed esaurisce seguendo il fronte d’onda, e si deforma da sfera a bozzo irregolare. Sulla terra si alza un grande vento. Tutto appare nitido e dettagliato a livello molecolare, ma pervaso da una sorta di malinconia.

Per settimane, forse per mesi, sono rimasto in quel liquido pensando a come uscire, a cosa ci fosse dopo. Ovviamente nessuna figura nera mi ha parlato, ma una sorta di tappo si è aperto nel fondale e sono caduto giù, risucchiato in un condotto nero. Per altre settimane mi sono chiesto dove mi trovassi ora. Oggi l’ho visto: è una spaccatura verticale nella roccia, roccia nerissima e secca, asciutta, polverosa, tutto intorno a me. Le pareti sono molto strette, c’è appena lo spazio per passare. È buio. In alto, pochissima luce bianca filtra da una spaccatura sottilissima, altissima come il soffitto di una cattedrale, e si estende lunga a perdita d’occhio. Mi muovo orizzontalmente.


December 28, 2016

“Il poeta si trova a casa sua in ogni selvaggia contrada piu’ che nei templi.” ~ Nietzsche


Let America be America again

December 28, 2016

“Let America be America again.
Let it be the dream it used to be.
Let it be the pioneer on the plain
Seeking a home where he himself is free.

(America never was America to me.)

Let America be the dream the dreamers dreamed—
Let it be that great strong land of love
Where never kings connive nor tyrants scheme
That any man be crushed by one above.

(It never was America to me.)

O, let my land be a land where Liberty
Is crowned with no false patriotic wreath,
But opportunity is real, and life is free,
Equality is in the air we breathe.

(There’s never been equality for me,
Nor freedom in this “homeland of the free.”)

Say, who are you that mumbles in the dark?
And who are you that draws your veil across the stars?

I am the poor white, fooled and pushed apart,
I am the Negro bearing slavery’s scars.
I am the red man driven from the land,
I am the immigrant clutching the hope I seek—
And finding only the same old stupid plan
Of dog eat dog, of mighty crush the weak.

I am the young man, full of strength and hope,
Tangled in that ancient endless chain
Of profit, power, gain, of grab the land!
Of grab the gold! Of grab the ways of satisfying need!
Of work the men! Of take the pay!
Of owning everything for one’s own greed!

I am the farmer, bondsman to the soil.
I am the worker sold to the machine.
I am the Negro, servant to you all.
I am the people, humble, hungry, mean—
Hungry yet today despite the dream.
Beaten yet today—O, Pioneers!
I am the man who never got ahead,
The poorest worker bartered through the years.

Yet I’m the one who dreamt our basic dream
In the Old World while still a serf of kings,
Who dreamt a dream so strong, so brave, so true,
That even yet its mighty daring sings
In every brick and stone, in every furrow turned
That’s made America the land it has become.
O, I’m the man who sailed those early seas
In search of what I meant to be my home—
For I’m the one who left dark Ireland’s shore,
And Poland’s plain, and England’s grassy lea,
And torn from Black Africa’s strand I came
To build a “homeland of the free.”

The free?

Who said the free? Not me?
Surely not me? The millions on relief today?
The millions shot down when we strike?
The millions who have nothing for our pay?
For all the dreams we’ve dreamed
And all the songs we’ve sung
And all the hopes we’ve held
And all the flags we’ve hung,
The millions who have nothing for our pay—
Except the dream that’s almost dead today.

O, let America be America again—
The land that never has been yet—
And yet must be—the land where every man is free.
The land that’s mine—the poor man’s, Indian’s, Negro’s, ME—
Who made America,
Whose sweat and blood, whose faith and pain,
Whose hand at the foundry, whose plow in the rain,
Must bring back our mighty dream again.

Sure, call me any ugly name you choose—
The steel of freedom does not stain.
From those who live like leeches on the people’s lives,
We must take back our land again,
America!

O, yes,
I say it plain,
America never was America to me,
And yet I swear this oath—
America will be!

Out of the rack and ruin of our gangster death,
The rape and rot of graft, and stealth, and lies,
We, the people, must redeem
The land, the mines, the plants, the rivers.
The mountains and the endless plain—
All, all the stretch of these great green states—
And make America again!”

~ Langston Hughes


December 28, 2016

“But the night was enchanting. There was a frost, but it was remarkably still and there was no wind. There was a clear, starry sky. The full moon was bathing the earth in soft silver light.”
~ Dostoyevsky