I sette vecchi

July 14, 2010

A Victor Hugo

Brulicante città, città piena di incubi,
dove lo spettro in pieno giorno aggancia il passante!
I misteri ovunque scorrono come linfe
per gli stretti canali del colosso possente.

Un mattino, che lungo la triste strada le case
dalla bruma allungate, fingevano due sponde
d’un fiume in piena e una nebbia sporca e gialla,
scenario che all’anima dell’attore corrisponde,

invadeva tutto lo spazio circostante,
io, come un eroe tendevo i nervi allo spasimo
e discutendo con la mia anima già stanca,
andavo per il sobborgo scosso dai carri pesanti.

A un tratto un vecchio, i cui cenci giallo sporco
imitavano il colore di quel cielo piovoso
e il cui aspetto avrebbe fatto piovere gli oboli
senza la cattiveria che gli brillava negli occhi,

m’apparve. La sua pupilla pareva intinta nel fiele;
il suo sguardo rendeva il gelo più acuto,
la barba dai lunghi peli, rigida come una spada,
si proiettava in avanti, uguale a quella di Giuda.

Non curvo era, ma stroncato. La schiena
formava con la gamba un esatto angolo retto,
in modo che il bastone, completando il suo aspetto,
gli dava tutta l’aria e l’andatura malferma

d’un quadrupede zoppo o d’un ebreo a tre gambe.
Nella neve e nel fango andava impastoiandosi,
come schiacciando mori sotto le ciabatte,
ostile all’universo più che indifferente.

Dietro, il suo doppio: stracci, dorso, bastone, barba, occhi,
in nulla differiva, da uno stesso inferno venuto,
il centenario gemello, e andavano, spettri barocchi
con lo stesso passo verso una meta sconosciuta.

Di quale infame complotto ero vittima
o che maligno caso a quel modo mi umiliava?
Perché di minuto in minuto contai sette volte
quel vegliardo sinistro che si moltiplicava!

Chi ride, chi la mia inquietudine disprezza,
chi non è assalito da un brivido fraterno,
rifletta che malgrado tanta decrepitezza
quei sette mostri avevano un aspetto eterno!

Avrei, senza morire, contemplato l’ottavo,
sosia inesorabile, ironico e fatale,
disgustosa Fenice, figlio ad un tempo e padre
di se stesso? – Voltai le spalle al corteo infernale.

Esasperato come un ubriaco che ci vede doppio
rientrai, chiusi la porta, atterrito, malato,
ghiacciato, con lo spirito febbricitante e torbido,
ferito dal mistero e dall’assurdità!

Invano la mia ragione voleva prendere la varra,
la tempesta giostrando mandava all’aria i suoi sforzi,
e l’anima ballava, ballava, vecchia tartana
senz’alberi, in un mare mostruoso e senza sponde!

~ Baudelaire, “Les fleurs du mal”.

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