Paesaggio

July 14, 2010

Per comporre castamente le mie egloghe
voglio, come gli astrologhi, dormire accanto al cielo
e, accanto ai campanili, ascoltare sognando
i loro inni solenni trasportati dal vento.
Col mento nelle mani, dalla mia mansarda,
vedrò il laboratorio dove si canta e si ciarla,
le ciminiere e le guglie, alberi della città e i grandi cieli che
fanno sognare d’eternità.

E’ dolce veder nascere attraverso la bruma
la stella nell’azzurro, alla finestra il lume,
i fiumi di carbone salire al firmamento
e la luna versare il chiaro incantamento.
Vedrò le primavere, le estati, gli autunni,
e quando verrà l’inverno e le sue nevi monotone,
allora chiuse le tende e le imposte serrate,
costruirò nella notte i miei palazzi fatati.
Mi metterò a sognare orizzonti bluastri,
parchi e zampilli piangenti dentro gli alabastri,
baci, uccelli che cantano sera e mattina
e tutto ciò che l’Idillio ha di più infantile.
Il Tumulto, ai miei vetri tempestando invano,
non mi farà alzare la fronte dal mio tavolo,
perché sarà profondamente immerso nel piacere
di evocare con la volontà la Primavera,
di tirar fuori un sole dal mio cuore
e di creare col fuoco dei miei pensieri il tepore.

~ Baudelaire, “Les fleurs du mal”.

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