Ritratto di Baudelaire

September 11, 2010

Da: “I fiori del male”, intorduzione di Giovanni Macchia, Biblioteca Universale Rizzoli.

“Non sarà inutile ricordare che le famiglie Baudelaire-Dufays-Aupick rappresentavano una curiosa associazione di orfani e di vedovi, votati testardamente, contro la cattiva sorte, al matrimonio. Mai albero familiare risultò più disordinato e intrecciato, dolorante di strappi e d’impotature, di falsi innesti e incroci tra gioventù e vecchiaia.”

“E, dopo aver plagiato un testo inglese nel racconto Le jeune enchanteur, disegnava nella novella La Fanfarlo un incantevole ritratto di sé in quegli anni, com’era e come amava apparire: Samuel Cramer, scrittore complicato e bizzarro, in cui il sole tiepido della pigrizia vaporizzava metà del suo genio, creatura malsana e fantastica, che annunciava blandamente le formule di Oscar Wilde, quando diceva di aver messo il suo genio nella vita, e soltanto il talento nella sua opera.”

“Ma le due esigenze contraddittorie, l’alto spirito aristocratico e i clamorosi slanci rivoluzionari, la controllata eleganza e la rivolta sono alla base della sua personalità e anche della sua più autentica poesia. E già tale contrasto cominciava a distinguerlo da quei formalisti puri, tenaci assertori dell'”art pour l’art”, che formeranno più tardi, con differente impegno e in varie direzioni, la scuola parnassiana.”

“Il quadro di vita, così vasto, che si schiudeva sulle sue ambizioni di letterato lo protesse dai pericoli della specializzazione, dagli eccessi del formalismo, dalla cieca adorazione per la “plastica”.”

“Una solida cultura classica, che il suo spirito svagato di “bohémien” non riusciva a dissimulare; un interesse mai dilettantesco ma quasi sofferto per tutto ciò che nelle arti, nella letteratura, nelle scienze umane, nella psicologia, denunciasse l’eccezionale, la presenza della fantasia trasportata, in una forma d’intellettuale misticismo, ai confini del sogno e dell’allucinazione; l’amore per il comico che dava l’immagine disaccordata dell’uomo moderno; l’estasi dei sensi e le orribili apparizioni della noia; la presenza del male, del dolore, del rimorso già danno un sigillo d’assoluta autenticità a quel che in tutti i campi scrisse questo spirito apparentemente errabondo. In nessun caso, per nessuna ragione, egli sposò la misura e la moderazione.”

“Portando alle ultime conseguenze la posizione leonardesca, rifiutò il mondo esatto, concreto, primitivo della scultura, della scultura dalle tante vedute cui, come dinanzi ad un feticcio, si potesse girare intorno, ed esaltò il misterioso, infinito, immoto “mensonge” della pittura, regno spirituale del colore, sede incorrotta dell’immaginazione, “reine des facultés”. Sostenitore di Delacroix, nemico d’ogni accademismo, scopriva, in senso balzacchiano, la poetica verità di quei pittori, di quei narratori che celebravano la vita moderna e la solennità naturale delle immense città.”

“L’opposizione al regime imperante era nutrita da una visione sempre più tragica della politica e della storia. Antiborghese e aristocratico […], convinto della crudeltà della natura e dell’eterna e incorreggibile barbarie dell’uomo, vicino a Sade e lontanissimo da Rousseau, fermo nel rifiuto di quelle che chiamava eresie contemporanee, dall’idea del progresso universale al perfezionamento umano attraverso l’industria, sempre più solo, sempre più povero, […] egli ci offre un esempio inimitabile di coerenza, di assoluta fedeltà ai principi da cui non poteva derogare, di dedizione piena, tra il publico disprezzo, a un ideale d’intellettuale moderno che, perduta l’aureola del poeta nel fango cittadino, viva in piena rotta con la società che lo rifiuta. L’opera maturava in questa violenta opposizione alla vita. Diventava impossibile accordare l’una e l’altra. Si giungeva ad una forma di religione del dolore, di larvato masochismo. Esempi da seguire in tal senso, con non minore abnegazione, non gli mancavano. Dietro di essi egli si trincerò. Risale al 1848 la conoscenza dello spirito fraterno Edgar Poe, in cui amò mirarsi e modellarsi. […] Lo vide come la vittima di una società votata alla religione dell’utile, e insieme come uno splendido e freddo creatore che, forse per la prima volta, aveva sottratto all’ombra le ragioni oscure della psiche umana, e si era spinto ai confini della follia, nelle vertiginose concezioni dell’oppio e, ancora, come il teorico del principio della poesia fondata sulla più rigorosa distinzione tra estetica e morale.”

“L’opera che stava nascendo raccoglieva insieme le testimonianze poetiche terribili e sublimi della contradditorietà di tutta una vita, aperta a un “surnaturalisme” infernale o divino, e minata nell’esistenza dal quotidiano.”

“… “Les Fleurs du Mal”, titolo moderno e quasi medievale, trasfigurazione simbolica di un’idea (il male) in un’immagine (il fiore).”

“… Egli sempre disprezzò la gioia…”

“Era la grande vittoria del messaggio poetico contenuto nel sonetto “Correspondances”, e che servirà di base ai teorici della Revue wagnérienne (1885-1888). Tutto s’esprime in un’analogia universale dal giorno in cui Dio creò il mondo come una complessa e indivisibile totalità, e in questa foresta di simboli, che è la natura, il suono suggerisce il colore e il colore la melodia, e i suoni e i colori possono tradurre delle idee. E sarà la strada che condurrà alla ricerca di una nuova forma espressiva.”

“Colui che, come Edgar Poe, si dichiarava nemico dei poemi epici, tendeva a comporre un poema moderno “per frammenti”, legati in unità dialettica e lirica, e non indulgendo in alcun modo al racconto, all’oratoria.”

“I suoi ultimi anni sono ancora una volta dominati dal progetto, dall’ossessione del progetto.”

%d bloggers like this: