Proteo

September 25, 2010

« Ma come figlia di luce brillò l’Aurora dita rosate,
allora lungo la riva del mare ampie vie
mossi, molto gli dèi supplicando; e i compagni,
tre, mi condussi, quelli di cui mi fidavo di più in ogni impresa.
Ed ecco lei, che s’immerse nel vasto seno del mare,
e quattro pelli di foche portò fuori dal fondo.
Tutte erano appena scuoiate: al padre così preparava l’inganno.
Scavati poi nella sabbia marina giacigli,
sedette aspettando; e noi le arrivammo vicini.
Ci fece allora stendere in fila e gettò su ciascuno una pelle.
E quello era un agguato tremendo, tremendamente angosciava
il puzzo micidiale delle foche marine:
chi potrebbe dormire vicino a un mostro del mare?
Ma lei ci salvò e pensò gran rimedio:
venne a istillare ambrosia sotto le nari a ciascuno,
soavemente odorosa, e cancellò il puzzo dei mostri.
Tutto il mattino aspettammo con cuore costante.
Ed ecco le foche uscirono in folla dal mare: esse dunque
in fila si coricavano sul frangente del mare.
A mezzogiorno dal mare uscì il Vecchio, trovò le foche
grasse, le passò tutte in rassegna e le ricontò:
e contò noi per primi fra i mostri, e nel cuore
non sospettò inganno; poi si stese anche lui.
E noi gridando balzammo e gli gettammo le mani
addosso: ma il Vecchio non scordò la sua arte ingannevole,
prima di tutto divenne chiomato leone,
e poi serpente e pantera e immane cinghiale;
liquida acqua si fece poi, albero d’alto fogliame:
ma noi tenevamo forte, con cuore costante. »

~ Odissea

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