Archive for October, 2010

October 19, 2010

« We reject: kings, presidents and voting. We believe in: rough consensus and running code. » ~ David D. Clark

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October 18, 2010

« I bring my camera wherever I go. Having to develop negatives from a new roll of film gives me a good reason to wake up in the morning. » ~ Andy Warhol

October 16, 2010

Osservando una foglia di quercia, possiamo notare che, al suo interno, ci sono delle nervature ramificate che ricordano le stesse ramificazioni dell’albero. Proviamo a togliere il contorno della foglia e a considerare solamente questa ramificazione, come se fosse un albero. Basta mettere le foglie al termine delle ramificazioni ed ecco che la nervatura della foglia sembra un vero albero.

October 16, 2010

Ma c’è un altro fatto da considerare quando si disegna un albero. Il fatto è che ci sono anche i rami matti, come in quasi tutte le famiglie. Ecco allora che un rametto sottile sbuca dal tronco, come uno scherzo d’aprile. Rametti possono sbucare da tutte le parti e riempire l’albero. Ma a guardar bene, si può ancora vedere lo schema della ramificazione primaria.

ecco un altro albero con rami matti.

 

Bruno Munari, Disegnare un albero

October 11, 2010

Ronja e Birk si guardavano come se fossero soli al mondo. Sì, che qualcosa li unisse, tutti lo potevano vedere. Undisa se ne accorse subito e non le piacque. Afferrò Birk per il collo. -Cosa c’è fra voi due? -E’ mia sorella -disse Birk. -E mi ha salvato la vita. Ronja si stringeva alla madre e piangeva. -Anche Birk ha salvato la mia – mormorò. Borka diventò rosso dalla rabbia -Mio figlio mi colpisce alle spalle andando con la prole del mio mortale nemico?

-E’ mia sorella -ripetè Birk guardando Ronja.

Ronja, Astrid Lindgren

 

October 11, 2010

E poi fu di nuovo mattina e la giornata era calda. Come al solito Ronja e Birk fecero il bagno. Arrivarono le strigi, non una o due, ma un intero stormo crudele. -Tuffati, Ronja! -urlò Birk.

Si tuffarono e nuotarono sott’acqua, riemergendo ogni tanto per respirare. Quando videro il cielo offuscarsi di strigi sempre più numerose capirono che non c’era più speranza.

-Belli piccoli bambini nell’acqua! Ora vi graffieremo, ora il sangue scorrerà! Ihih! Alle strigi piaceva spaventare e tormentare, prima dell’attacco. Più tardi avrebbero graffiato e ucciso, ma per ora era altrettanto divertente volteggiare, gridare e strepitare.

[…]Ronja fece un tuffo e risalì di nuovo per prendere aria. I suoi occhi cercavano ansiosi: dov’era Birk? Non lo vedeva, non lo vedeva da nessuna parte, era disperata. Dov’era? Era forse affogato? L’aveva lasciata sola con le strigi?

-Birk! -urlò piena d’angoscia. -Birk dove sei?

Allora la grande strige piombò su di lei e Ronja chiuse gli occhi… “Birk, fratellino, come hai potuto lasciarmi sola nell’orrore degli orrori?”

-Ihih! -gridò la grande strige -Il sangue scorrerà!

All’improvviso Ronja udì la voce di Birk -Ronja! Vieni subito!

Una betulla buttata giù dal vento, ancora con le foglie verdi, galleggiava seguendo la corrente e Birk vi si teneva aggrappato. Ronja di tanto in tanto vedeva comparire la sua testa sopra l’acqua, ma c’era, non l’aveva lasciata sola, oh che sollievo! Ora doveva sbrigarsi altrimenti la corrente l’avrebbe trascinata troppo lontano. S’immerse, nuotò disperatamente e lo raggiunse. Birk tese una mano, la tirò verso di sé e finalmente furono aggrappati allo stesso ramo, nascosti alla meno peggio dalle foglie di betulla.

-Birk – ansimò Ronja – credevo che tu fossi affogato!  – Non ancora – disse Birk – Ma fra poco! Senti la Cascata del Calcagno? E Ronja sentì lo scroscio della massa d’acqua, la voce della Cascata del Calcagno. La corrente li stava trascinando verso quel terribile salto, erano già troppo vicini, Ronja lo sentiva e lo vedeva. La velocità aumentava e anche il fragore.

Desiderò essere più vicina a Birk, si spostò sotto le foglie verso di lui, sicura che Birk provasse quello che provava lei: meglio la Cascata del Calcagno che le strigi!

Birk le mise un braccio sulle spalle. Qualsiasi cosa fosse successa, sarebbero stati insieme, fratello e sorella, e niente li avrebbe divisi.

Ma le strigi li cercavano furibonde. Dov’erano i bambini belli? Era giunto il momento di graffiare, perchè i bambini non c’erano più?

E intanto Ronja e Birk erano già stati trascinati lontano e non sentivano più le grida. Sentivano soltanto il fragore che diventava sempre più forte e sapevano che ormai era finita.

– Sorellina – disse Birk.

Ronja non sentì le parole, ma capì dal movimento delle labbra. Anche se nessuno dei due poteva udire una parola, continuavano a parlare. Parlavano di quelle cose che bisogna dire prima che sia troppo tardi, di quanto è bello amare qualcuno tanto profondamente da non temere nemmeno il peggio: di questo parlavano, anche se non riuscivano a sentire una sola parola. Poi non parlarono più. Si tennero stretti e chiusero gli occhi.

Ci fù un colpo violento che li riscosse. La betulla aveva urtato il Masso del Calcagno e l’urto l’aveva fatta girare. Cambiò direzione e prima che le correnti potessero riprenderla si era già spostata un bel po’ verso la riva.

-Ronja, proviamo! – urlò Birk. La staccò dal ramo al quale si teneva ancora aggrappata. E subito si trovarono tutti e due in mezzo ai gorghi spumeggianti. Ora ognuno doveva lottare per sé, combattere per la sua vita. Vedevano le acque tranquille presso la riva, erano così vicine. Vicine, ma tuttavia troppo lontane.

“La Cascata del Calcagno vincerà!” Pensava Ronja. Non ce la faceva più. Aveva voglia di mollare, di lasciarsi affondare, di abbandonarsi alla corrente e di sparire nella cascata.

Ma davanti a lei c’era Birk, che girò la testa e la guardò. Continuamente si girava a guardarla e così Ronja fece un altro sforzo. E continuò a sforzarsi fino a che non ce la fece proprio più. Ma ormai erano in acque tranquille, e Birk la tirò a riva.

Con la forza della disperazione si trascinarono sulla riva e là, sotto il sole caldo, si addormentarono senza nemmeno rendersi conto di essersi salvati.

 

Ronja, Astrid Lindgren

 

 

October 10, 2010

« Most beings spring from other individuals; but there is a certain kind which reproduces itself. The Assyrians call it the Phoenix. It does not live on fruit or flowers, but on frankincense and odoriferous gums. When it has lived five hundred years, it builds itself a nest in the branches of an oak, or on the top of a palm tree. In this it collects cinnamon, and spikenard, and myrrh, and of these materials builds a pile on which it deposits itself, and dying, breathes out its last breath amidst odors. From the body of the parent bird, a young Phoenix issues forth, destined to live as long a life as its predecessor. When this has grown up and gained sufficient strength, it lifts its nest from the tree (its own cradle and its parent’s sepulchre), and carries it to the city of Heliopolis in Egypt, and deposits it in the temple of the Sun. » ~ Ovid

Le concept de longeur

October 9, 2010

« Nous connaisons avec évidence ce que nous entendons par longeur si nous pouvons dire ce qu’est la longeur d’un objet, il ne faut rien de plus au physicien. Pour trouver la longeur d’un objet, nous devons faire certaines opérations physiques. Le concept de la longeur est alors établi quand les opérations qui mesurent la longeur sont fixées: c’est-à-dire que le concept de longeur n’est ni plus ni moins que l’ensemble des opérations qui mesurent la longeur. En général un concept ne veut rien dire de plus qu’un ensemble d’opérations; le concept est synonyme de l’ensemble de ses opérations correspondantes. »

« Adopter un point de vue opérationnel va beaucoup plus loin qu’une simple restriction du sens du mot “concept”, cela signifie une transformation radicale des toutes nos habitudes de pensée: nous ne pourrons plus utiliser désormais comme instruments de pensée des concepts dont nous ne pouvons pas rendre compte en termes d’opérations. »

~ “The logic of modern physics”, P.W. Bridgman.

Alienation

October 9, 2010

« […] le concept d’aliénation devient problématique quand les individus s’identifient avec l’existence qui leur est imposée et qu’ils y trouvent réalisation et satisfaction. Cette identification n’est pas une illusion mais une réalité. Pourtant cette réalité n’est elle-meme qu’un stade plus avancé de l’aliénation; elle est devenue tout à fait objective; le sujet aliéné est absorbé par son existence aliénée. Il n’y a plus qu’une dimension, elle est partout et sous toutes les formes. » ~ “L’homme unidimensionnel”, Herbert Marcuse.

October 9, 2010

« Toute libération implique qu’on prend conscience de la servitude. »

« Les controles sociaux y font naitre le besoin irrésistible de produire et de consommer le superflu, le besoin d’un travail abrutissant qui n’est plus vraiment nécessaire, le besoin de formes de loisir qui flattent et prolongent cet abrutissement, le besoin de maintenir des libertés décevantes telles que la liberté de concurrence de prix préalablement arrangés, la liberté d’une presse qui se censure elle-meme, la liberté enfin de choisir entre des marques et des gadgets.Réglementée par un ensemble répressif, la liberté peut devenir un instrument de domination puissant. »

« Si l’ouvrier et son patron regardent le meme programme de télévision, si la sécretaire s’habille aussi bien que la fille de son employeur, si le Noir possède une Cadillac, s’ils lisent tous le meme journal, cette assimilation n’indique pas la disparition des classes. Elle indique au contraire à quel point les classes dominées participent aux besoins et aux satisfactions qui garantissent le maintien des classes dirigeantes. »

« L’instauration d’une pareille réalité unidimensionnelle ne signifie pas que le matérialisme règne et que les préoccupations spirituelles, métaphysiques et que les activités bohèmes ont disparu. Au contraire, il y a toujours beaucoup de “Prions ensemble cette semaine”, de “Pourquoi ne pas essayer Dieu?”, de Zen, d'”existentialisme”, des manières de vivre “beat”. Mais ces formes de protestation et de trascendance n’entrent plus désormais en contradiction avec le statu quo, elles ne sont plus négatives. Elles constituent plutot la partie cérémonielle d’un béhaviorisme pratique, sa négation inoffensive, elles sont rapidement assimilées par le statu quo, elles font partie de son régime de santé. »

~ “L’homme unidimensionnel”, Herbert Marcuse.