Archive for March, 2011

Forma, struttura, tessitura.

March 31, 2011

« I laboratori del Bauhaus e quello di tessitura in particolare, lavorano alla ricerca di una nuova estetica, in cui la bellezza e la qualità del prodotto coincidono col processo tecnico di costruzione e con la corrispondenza tra la forma e la sua funzione. »

« La storia della loro produzione [dei tessuti] è particolarmente interessante perché non segue un criterio evolutivo, dall’elementare al complesso: molti dei materiali, delle tecniche e delle forme in uso nell’antichità lo sono ancora oggi. »

« Allo stesso modo procede la stretta relazione tra abito-tessuto e l’uomo che lo indossa che, in particolare nel Medioevo, portava a identificare come reliquie non solo le particelle corporee del santo, ma anche i frammenti delle sue vesti, secondo un processo di assimilazione del tessuto alla persona e di incorporazione delle sue virtù. »

« Si può considerare come la tessitura consista soprattutto nel pensare in termini di struttura e questo rimandi implicitamente al concetto di costruzione. »

« Anche l’antropologo Jacques Bril attribuisce alle più diverse possibilità d’intreccio dei tessuti alcune importanti funzioni: quella di protezione (quasi un doppio della pelle che avvolge il corpo, lo ripara, lo protegge e che media tra la dimensione interiore dell’individuo e lo spazio esterno) e quelle di delimitazione e differenziazione dello spazio. »

« I collegamenti, di natura sia visiva sia metaforica, fra testo e tessuto sono tantissimi. […] A un primo livello, che definiamo come più esplicito, della relazione fra tessuti e linguaggio ritroviamo l’uso dei tessili come supporto alla parola scritta: ne sono un esempio i tiraz, le stoffe islamiche che recano tessute o ricamate sui bordi iscrizioni coraniche, il cui valore è al di là della mera decorazione. Ma basta anche ricordare come per secoli nella cultura occidentale intere generazioni di bambine abbiano appreso l’alfabeto e i primi rudimenti della scrittura ricamando su stoffa versetti biblici o precetti edificanti. Tuttavia, a un livello più profondo, è il tessuto stesso a costituirsi come testo significante, costruendo la propria narrazione attraverso l’articolazione dei materiali, delle trame, dei colori e delle immagini. »

« Régis Debray in un’intervista rilasciata nel 2005 al sito internet de “L’Express” riguardante la pubblicazione del Dictionnaire culturel du tissu, da lui scritto assieme a Patrice Hugues, sottolinea come: “Si dimentica che il testo viene dal tessuto, che questo esista prima ancora della scrittura, che il senso non passava per le parole ma attraverso i fili”. »

« Tutto ciò è ancora più esplicito se si analizzano i miti fondatori delle culture europee o degli altri continenti, dove quasi sempre l’origine mitica del linguaggio ha una stretta relazione con quella della tessitura. Le caratteristiche proprie del tessuto ne fanno il simbolo di una realtà che esiste solo come relazione compositiva delle parti, una metafora di tutti i processi generativi. Questo è chiaramente evidente nella mitologia dei Dogon, popolazione africana del Mali, dove si stabilisce un’esplicita corrispondenza fra tessuto e parola: al momento della creazione il Demiurgo consegnò all’uomo la sua parola rivelatrice, fondamento del linguaggio, attraverso la fibra tessile intrecciata che si dipanava dalla sua stessa bocca; aprendo e chiudendo la bocca la divinità compiva i movimenti del telaio, tessendo la fibra e la parola in una stessa unità. […] Secondo un’altra tradizione, invece, dopo la Creazione la Madre Terra giaceva ancora nuda e priva del linguaggio, allora il Demiurgo intessé per lei una veste di fibre e parole e con questa la rivestì. »

~ “La tessitura di Anni Albers”, Marianna Franzosi.

Advertisements

Heavy keys

March 30, 2011

I’m running in a luxury but old hotel that is also a shining big mall. I’m there for a conference or something. I’m running from room to room with a bunch of keys, old and new. The keys are heavy, I’m wondering why I’m carrying around such a heavy bunch of keys when I know I need just few of them, and I know there is a service to duplicate those keys into smaller and lighter ones right inside the mall. But the bunch of keys is somehow mine. I’m also carrying around a laptop, that is old and heavy. At a certain point the computer breaks down, and I need to go to the mall and find a new, lighter model.

Some “bugs” of induction

March 29, 2011

Fact: All sets of horses contain only white horses.
Proof (by induction on the size of the set): (Base) I see a white horse => Trivial. (Induction) Consider a set $A$ of horses, and any nontrivial set cover of $A$ (i.e. a set cover containing more than one set, and in which no set is $A$ itself): by induction, every set in the set cover contains only white horses, therefore, by transitivity, $A$ contains only white horses. Q.E.D

Fact: All sets of horses contain only horses with the same color of the mantel.
Proof (by induction on the size of the set):  (Base) Every set containing only one horse contains only horses with the same color of the mantel. (Induction) Use the same set-cover+transitivity argument as above. Q.E.D.

March 28, 2011

« It’s not that I’m so smart, it’s just that I stay with problems longer. » ~ A. Einstein

Adisabeba

March 28, 2011

Nel 1947 la strada in cui abito, “Via Casette”, era più nota come “cae dei milionari”, perché vi dimoravano tutti i più poveri del paese (“Quanta miseria!”, mi disse un giorno, ridendo, un vecchio che passava lì vicino). Il paese, il cui nome ufficiale è “Carbonera”, era invece soprannominato “adisabeba”, in riferimento al pavimento ancora in terra battuta delle prime case che vi spuntavano al centro, di fronte al municipio (“Avevo dieci anni; un giorno mia madre mi mandò dal calzolaio per farle riparare le suole di un paio di scarpe: rimasi stupito dal vedere il pavimento in terra, polveroso. Noi, a casa di mio nonno, avevamo almeno il cemento. Io vivo ancora a casa di mio nonno, a Mignagola, sai? Gli anni del boom furono i ’60. E adesso Carbonera sta cambiando di nuovo: lì, proprio di fronte a Via Casette, stanno costruendo tanti nuovi condomini; è cambiato tutto, è pieno di gente nuova.”).

March 28, 2011

March 28, 2011

Un camion carico di anfore antiche.
Un uomo piange in una selva di statue classiche.

Pulcinella

March 27, 2011

« [Pulcinella] è un essere tendenzialmente unico, non tanto in quanto eccezionale, quanto come solitario abitatore del proprio mondo: e questo mondo lo intravvediamo in un disegno o piuttosto mappa, dove un’isola detta Contrada Lontana si accosta a terre dette Suppergiù, Trallallero, Quiproquo, Tricchete. Dunque Pulcinella è un solitario, ma è protetto dalla propria molteplicità: infatti, sebbene quasi mai, o mai affatto, egli incontri altre immagini di uomo o donna, egli incontra ininterrottamente se stesso. »
~ Giorgio Manganelli a proposito di “Pulcinellopedia”.

March 27, 2011

« Viaggiammo per millenni tra gli splagi
giù giù nei criptocorni stradinosi,
lontano sfiorivano gli Arcagi
i Mongi teloprenici e quidiosi.
Aiuto, orrore! I gastrici, gli smebri
s’aggrecciano sugli enfani druniti,
o calano bustrenici gli affebri
coi fornici viturpi ed allupiti… »

~ “Fanfole”, Fosco Maraini.

Codex Seraphinianus

March 27, 2011

« Cocide, codex, icis, libro di tavolette unite insieme, caudex: asse. Libro manoscritto anteriore all’invenzione della stampa. » ~ Massimiliano Fuksas

« Questo lavoro è stato realizzato nella consapevole finzione che esista una realtà. » ~ Luigi Serafini

« Il arrive que la réalité soit trop complexe pour la transmission orale ou écrite. Seul la legende peut l’exprimer d’une facon qui puisse embrasser le monde entier. » ~ Luigi Serafini

« A partire dal Codex non ho mai pensato a una progettualità del mio lavoro artistico, ma semplicemente ho assistito alla comparsa dell’evento. Quasi che la cosa si facesse da sola, fino a diventare anch’io quella cosa che stavo facendo, quella tela o quella sedia. » ~ Luigi Serafini

« Sfogliando il Codex vediamo una realtà minerale o botanica o faunistica mutare attraverso il gioco di una parte stabile, o radice, che si combina con prefissi, suffissi e interfissi. Al proprio universo immaginario Serafini ha saputo conferire un elemento che agli universi immaginari suole purtroppo mancare: la grammaticalità. » ~ Giovanni Mariotti

« Vi è una sorta di devozione nella fedeltà assoluta con cui Serafini riproduce, all’interno di un mondo di fantasia, tutto il lavorio del sapere e le sue operazioni primarie: l’atto dell’apparentare, l’atto del variare, l’atto dell’analogizzare e del metaforizzare. » ~ Giovanni Mariotti

« La scrittura serafiniana, se ha il potere di evocare un mondo in cui la sintassi delle cose è stravolta, deve contenere nascosto sotto il mistero della sua superficie indecifrabile, un mistero più profondo che riguarda la logica interna del linguaggio e del pensiero. » ~ Franco Marcoaldi