March 6, 2011

Diffido dei concetti chiari come di quelli oscuri; ci si può fare abbindolare dagli uni e dagli altri.

La rapidità dello spirito — tutto il resto che si dice dello spirito sono scappatoie che vogliono mascherare la sua assenza. Si vive per questi istanti di rapidità che zampillano come pozzi artesiani dalla desolazione dell’indolenza, e solo per amor loro si è indolenti e desolati.

Vorrei contenere tutto in me e insieme rimanere semplice, semplicissimo. E’ difficile. Perché non voglio disperdere il molto pur volendo essere semplice.

Sulle formule magiche ho letto troppo poco. Ieri sera mi ha catturato il vecchio libro magico degli indiani, l’Atharvaveda. Vi stanno cose arcane. Da nessuna parte i desideri dell’uomo sono espressi in maniera più scoperta. E’ un mondo assolutamente elementare, e chi vuole apprendere qualcosa di vero sugli uomini deve aggiungere ai miti le formule magiche, che sono nude.

Non so dire quanto poco m’importa ormai se io esisto. Voglio trovare ciò che immagino, ecco tutto.

E’ importante dire di nuovo tutti i grandi pensieri, senza sapere che sono stati già detti.

La mia biblioteca, composta da migliaia di volumi che mi sono rpoposto di leggere, cresce dieci volte più in fretta di quanto io possa leggere. Ho tentato di dilatarla fino a farne una specie di universo in cui trovare tutto. Ma questo universo cresce in una misura che dà le vertigini. Non vuole placarsi, e io ne sento la crescita sulla mia pelle. Ogni volume che vi aggiungo scatena una piccola catastrofe cosmica, e un po’ di quiete subentra solo quando in apparenza quel volume trova il suo posto e provvisoriamente scompare.

Perché vuoi sempre spiegare? Perché vuoi sempre scoprire che cosa c’è dietro? E più dietro ancora, sempre e solo dietro? Come sarebbe una vita limitata alla superficie? Serena? E sarebbe da disprezzare solo per questo? Forse c’è molto di più alla superficie — forse è tutto falso ciò che non è superficie, forse tu vivi ormai tra immagini illusorie, continuamente cangianti, non belle come gli dèi, ma svuotate come quelle dei filosofi. Forse sarebbe meglio: tu allineeresti parole (giacché hanno da essere parole), ma ora sei sempre alla ricerca di un senso, come se ciò che tu scopri potesse dare al mondo un senso che il mondo non ha.

Ciò che è concettuale mi interessa così poco che a cinquantaquattro anni non ho letto seriamente né Aristotele né Hegel. Non è soltanto che mi sono indifferenti: io diffido di loro. Non posso ammettere che avessero già una chiara visione del mondo prima che il mondo fosse veramente conosciuto. Quanto più rigoroso o coerente il loro pensiero, tanto maggiore lo stravolgimento del mondo che essi hanno operato. Voglio vedere e considerare in modo veramente nuovo. Non è tanto presunzione, la mia, come si potrebbe supporre, quanto un’inestirpabile passione per l’uomo e una fede crescente nella sua inesauribilità.

Tutto ciò che egli non conosce potrebbe essere bello. Ciò che conosce è coperto di lava scura.

Come dimenticare un’opera simile? Come cancellare le tracce? Somiglia a un’azione spaventosa. Non si riesce a togliersela dalla testa. Puoi nascondere a lungo tutto ciò che ad essa si ricollega. Tu ne sei ricoperto in ogni parte come da uno sciame immondo. Dentro, fuori, dappertutto è sempre lo stesso contagio. Forse dovresti inventare una nuova storia della tua vita. La tua vita, ma tutto dovrà essere diverso da come fu. Altri luoghi, altra origine. Inventa quanto vi è di meno probabile e fanne la storia vera della tua vita. Cerca tutto ciò che non fu. Così ti allontani dalle cento vie che tutte ti hanno portato dentro quell’opera. Forse sei anche nato in un’altra epoca? O basta un luogo tutto diverso? A me occorrono nuovi churingas. Nuovi antenati. Nuovi destini. Ricordi nuovi.

Vorrei allentarmi, in me tutto si tiene troppo, sempre si avverte una direzione e una meta. In me non c’è un punto in cui tiri aria, io ho un mondo mio, ma com’è angusto, vi si soffoca, che razza di mondo è questo. Devo di nuovo farmi portare dalla mia immaginazione, senza sapere dove finirò.

Respiro liberamente soltanto sopra un foglio bianco.

Pensieri scomparsi, che si sentono ma non si ritrovano più.

Parla a te stesso, parla, forse lei risponde al tuo posto.

Lui le si avvicina strisciando su parole rarissime. Lei lo fraintende e lo esaudisce.

Le cose che esploriamo a fondo si dissolvono. E’ un pericolo. Ma le cose che esploriamo a fondo finiscono anche per l’involgarirsi: è un altro pericolo, diventano cose più pesanti.

Il lettore parallelo. Tiene dieci libri aperti davanti a sé, legge in ciascuno una frase e poi subito la frase successiva nel libro accanto. Che pozzo di scienza!

Le strutture mi annoiano, sono tutte interpolazioni.

Per molte ore, nel Galles, sono stato ad ascoltare la gente. Tutt’al più capivo un nome qua e là. — In mezzo a loro ero felice (spesso mi sento soffocare in mezzo ad amici di cui capisco ogni parola). L’immenso territorio delle congetture nell’ambito di una lingua sconosciuta. False interpretazioni, errori, riflessioni assurde. Ma anche aspettative, sopravvalutazioni, promesse. Le lingue straniere come oracolo.

Bruciare i vestiti vecchi, riporre le solite frasi. Non difendere più nulla, lasciar perdere tutto il vecchio, trovare che cosa tu sei adesso.

Nell’insieme si può ben dire che oggi si sa meno, da quando al servizio del sapere ci sono impiegati che si fanno avanti a schiere, con i paraocchi e con i loro gerghi. Quello che si è guadagnato nel particolare si è perso nell’insieme.

Nulla può diventare vera conoscenza se non ci ha tormentato implacabilmente. Tutte le altre acquisizioni hanno carattere matematico o tecnico. Le loro conseguenze ci colgono di sorpresa, perché non ci hanno fatto soffrire.

Tutto ciò che si annota è già troppo vecchio.

Mi irrita ogni verità che io non abbia trovato fulmineamente, in questo istante.

Mi duole che i miti abbiano il nome ampolloso di miti e le favole il nome infantile di favole. Bisognerebbe avere il coraggio di trovare altri nomi per queste cose meravigliose.

Abbandonarsi ai propri pensieri per un’ora, ogni giorno, senza scopo: basta questo per rimanere qualcosa che somigli a un uomo.

~ “La rapidità dello spirito”, E. Canetti.

 

%d bloggers like this: