March 27, 2011

« Ho incontrato ancora nella mia gioventù un’ultima ramificazione di questa visione medievale del mondo, nella forma della seguente esperienza. Avevamo a quei tempi una cuoca della Selva Nera sveva, che aveva il compito di giustiziare le vittime del pollaio destinate alla cucina. Si trattava di galline nane, i cui galli si distinguono per una particolare combattività e cattiveria. Uno di essi, in particolare, eccelleva per la sua crudeltà, e mia madre incaricò la cuoca di giustiziare il malfattore per l’arrosto della domenica. Arrivai in tempo per vedere la cuoca riportare il gallo decapitato, e sentirla dire a mia madre: “Però è morto da cristiano, benché fosse così cattivo. Ha fatto ancora in tempo a gridare: ‘Perdonami, perdonami’, prima che gli tagliassi la testa. E così ora andrà in paradiso!” Mia madre rispose indignata: “Non dica stupidaggini. Soltanto gli uomini vanno in paradiso”, al che la cuoca replicò sorpresa: “Ma non sa che le galline hanno un cielo delle galline, come gli uomini un cielo degli uomini?” “Ma soltanto gli uomini hanno un’anima immortale e una religione”, disse mia madre altrettanto sorpresa. “No, non è vero – ribatté la cuoca – anche gli animali hanno un’anima, e tutti hanno un loro cielo: i cani, i gatti e i cavalli; e questo perché quando venne sulla terra il redentore degli uomini, anche dalle galline andò un loro redentore, e per questa ragione anche le galline prima di morire devono pentirsi dei loro peccati, se vogliono andare in paradiso.” La concezione della nostra cuoca è un residuo folcloristico di quello spirito che sapeva scorgere il dramma della redenzione a tutti i livelli dell’essere, e che lo ritrovava dunque anche nelle trasmutazioni misteriore e incomprensibili della materia. »
~ “Psicologia e alchimia”, K.G. Jung.

%d bloggers like this: