April 4, 2011

L’hummus, per esempio, è stupendo: cremoso e compatto, un retrogusto amaro perfetto in questo luogo che non riesco a decifrare. Non sono sicuro ci siano insegne, ma è un ristorante di pesce molto famoso nella zona. Il proprietario è un uomo estremamente panciuto, pelle bruna, volto da egiziano, piglio concreto di gran lavoratore e furbo imprenditore. Due parole in Inglese, poi basta. Non serve ascoltare Gadi per capire che è un’autorità nel quartiere: sembra l’incarnazione stessa del potere temporale. Si continua con gli antipasti: gamberetti croccanti in sugo all’aglio, cavoli strepitosi, apparentemente arrostiti in una salsa amara, verdeggiante, i cui ingredienti ignorerò per sempre. Pane basso, morbido, da intingere. Fuori è finito da poco il mercato del pesce: gatti magri si attardano sulla piazzetta. Ci vengono serviti sgombri e altro pesce azzurro fritto, accuratamente purificato dell’olio. Si parla, inevitabilmente, della guerra.

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