Il quadro di Bonifacio

April 16, 2011

Conosco una donna che quasi sembra te
nella grazia addolcita, una bella straniera,
la figura delicata e maestra dei suoni,
come una cara sorella ti somiglia.
Purtroppo non so di preciso il nome
della bella straniera dai capelli bondo cenere
— ecco che metti il muso, ma questa volta non c’e’ ragione.
Mai ho toccato in vita mia la bocca sottile
di quella donna, mai le sue mani pallide
e mai ho sentito il suo dolce canto
e mai mi ha sfiorato il suo delicato sguardo,
eppure il fascino suo mi ha stordito;
amo lei da molto prima di conoscerti
e prima di potermi riposare nel tuo amore.
La bella donna ha piu’ di cento anni,
un certo Bonifacio l’ha dipinta,
e’ morta e ci ha lasciato una sua traccia
soltato la’ dov’e’ ritratta la sua bella faccia.
Sparito e’ il suo nme ma non
il canto che lei al liuto d’amore ha intonato
e che affascinante e misterioso
innumerevoli ascoltatori ha incantato
con il fascino bizzarro della malinconia giovanile.

Vibra al suo interno il presagio del piacere
e di ogni innominabile dole pena,
batte al suo interno come in un petto vivente
un cuore selvaggio, oscuro e malato d’amore
nel muto dolore della pienezza incompresa.
Non le parole, non la melodia del canto
che lei intonava allora, conosciamo oggi,
eppure ascoltiamo, eppure brucia
il nostro cuore per quel suono perduto
che, pur non avendolo sentito, capiamo cosi’ bene…
Vieni, ti mostrero’ quel quadro, andiamo!

Ecco! Di un ricco il giardino animato di piaceri,
un mendicante che solleva la misera mano
un falconiere con il falco sul suo pugno
un cavaliere che freccia sul cavallo selvaggio
un cortile curato e ornato di colonne
un paesaggio circoscritto da colline lontane
un pergolato che si perde all’infinito
nel verde, nei profumi e in una nuvolaglia.
E ora in mezzo a questo mondo gioioso
su uno sgabello basso una splendida figura
che incantatrice con una forza misteriosa
attira gli sguardi e li tiene prigionieri,
la liutista! Con la mano delicata
regge il manico dello strumento,
la destra che suona e’ un po’ piegata,
lo sguardo senza meta e’ un po’ trasognato.
La seconda, la piu’ anziana, osserva e tace
con la testa saggia china e pensierosa.

Gli uomini ascoltano. Da quella bocca giovane
per tutti coloro che tacciono in quella cerchia muta
l’enigma bello e oscuro del piacere
e di ogni brama come un sogno si fa consapevole,
il vecchio tenero canto delle gioie d’amore,
dell’amata primavera e della giovinezza —
Quanto e’ bella! Ma soprattutto: quanto e’ lontana,
passata, sfiorita, e non ritornera’.

Mi par di vedere lo spirito bello della giovinezza
che si allontana con un sorriso opaco,
che si strappa dal capo la corona dell’amore gia’ appassita
e passando toglie dalla vasta notte le stelle…

La conosci ora. E se mai staro’ di nuovo
silenzioso nella sera e senza parole
cerchero’ di sfuggire nei vicoli bui
ai canti frivoli dei gruppi piu’ chiassosi,
saprai cosa mi spinge nel silenzio
e non mi guarderai piu’ male. E’ della sorella il canto.

~ H. Hesse

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