Nature

May 22, 2011

« Natura! Ne siamo circondati e avvolti, incapaci di uscirne, incapaci di penetrare piu’ addentro in lei. Non richiesta, e senza preavviso, essa ci afferra nel vortice della sua danza e ci trascina seco, finche’, stanchi, non ci sciogliamo dalle sue braccia.

Crea forme eternamente nuove; cio’ che esiste non e’ mai stato; cio’ che fu non ritorna — tutto e’ nuovo, eppur sempre antico. Viviamo in mezzo a lei, e le siamo stranieri. Essa parla continuamente con noi, e non ci tradisce il suo segreto. Agiamo continuamente su di lei, e non abbiamo su di lei nessun potere. Sembra aver puntato tutto sull’individualita’, ma non sa che farsene degli individui.

Costruisce sempre e sempre ditrugge: la sua fucina e’ inaccessibile. Vive tutta nei suoi figli; ma la madre dov’e’? Unica vera artista, essa va dalla piu’ semplice materia ai contrasti piu’ grandi e, apparentemente senza sforzo, alla perfezione assoluta — alla determinatezza piu’ precisa, eppure delicata. Ognuna delle sue opere ha la sua propria essenza, ognuna delle sue manifestazioni il concetto piu’ isolato; eppure, formano un Tutto unico.

Recita uno spettacolo; se lei stessa lo veda, non sappiamo; eppure lo recita per noi, spettatori seduti in un angolo. C’e’ in lei una vita eterna, un eterno divenire, un moto perenne; eppure, non fa un passo avanti. Si trasforma di continuo, non conosce un attimo di quiete. Ignora l’immobilita’; colpisce di maledizione l’indugiare. E’ salda. Il suo passo e’ misurato, rare le sue eccezioni, invariabili le sue leggi.

Ha pensato e non cessa mai di pensare; non come l’uomo, tuttavia, ma come natura. Si e’ riservata un’intelligenza propria, che abbraccia ogni cosa e di cui nessuno puo’ carpirle il segreto. Gli uomini sono tutti in lei, e lei in tutti. Gioca da amica con ciascuno di noi, tanto piu’ soddisfatta quanto piu’ la vinciamo. Con molti il suo giuoco e’ tanto segreto, che finisce prima ch’essi se ne accorgano.

Anche la cosa piu’ innaturale e’ natura. Chi non la vede dappertutto, non la riconosce in nessun luogo. Ama se stessa e tiene fissi su di se’ innumerevoli occhi e innumerevoli cuori. Si e’ moltiplicata per godere di se’. Crea sempre nuovi goditori, mai sazia di offrirsi. Si compiace d’illudere. Punisce come la piu’ severa tiranna chi distrugge l’illusione in se’ o negli altri; stringe al cuore come un figlio chi le si abbandona con fiducia.

Innumerevoli sono i suoi figli. Avara, propriamente, non e’ con nessuno; ma ha i suoi beniamini, cui prodiga molto e molto sacrifica. Ha preso sotto la sua protezione cio’ ch’e’ grande. Suscita dal nulla le sue creature, e non dice loro ne’ da dove vengono ne’ dove vanno. Devono soltanto correre. La strada, la conosce lei. Ha pochi congegni, ma sempre operanti, mai inerti, sempre multiformi.
Il dramma ch’essa recita e’ sempre nuovo, perche’ crea spettatori sempre nuovi. La vita e’ la sua piu’ bella scoperta; la morte, il suo stratagemma per ottenere molta vita. Avvolge l’uomo nella tenebra e lo sprona continuamente alla luce. Lo inchioda, torpido e greve, alla terra; ma lo scrolla sempre a nuove imprese. Suscita bisogni perche’ ama il moto: il miracolo e’ che ne ottenga tanto con mezzi cosi’ limitati. Ogni bisogno e’ un beneficio; presto appagato, presto risorgente. Se ne elargisce uno di piu’, e’ una nuova fonte di piacere; ma, ben presto, ristabilisce l’equilibrio.

A ogni momento spicca il balzo verso la meta piu’ lontana; a ogni momento e’ alla meta. E’ la vanita’ in persona; ma non per noi, agli occhi dei quali si e’ fatta la cosa piu’ importante. Permette a ogni bambino di baloccarsi con lei, a ogni pazzo di giudicarla, a migliaia e migliaia d’inciampare in essa e non vedere nulla; ma trae piacere da tutti, trova il suo tornaconto in ciascuno. Alle sue leggi si ubbdisce anche quando ci si oppone; si collabora con lei anche quando si pretende di lavorarle contro. Trasforma in beneficio tutto cio’ che da’, perche’ lo rende a priori indispensabile. Indugia per farsi desiderare; fugge via perche’ non se ne diventi mai sazi.

Non ha linguaggio ne’ discorso, ma crea lingue e cuori attraverso i quali parla e sente. La sua corona e’ l’amore. Solo per mezzo suo ci avvciniamo a lei. Essa scava abissi fra le sue creature; ma tutte aspirano a riunirsi. Ha isolato ogni cosa, per ricongiungerle tutte. Con pochi sorsi alla coppa dell’amore, rende lieve il tormento di tutta una vita. E’ tutto. Si premia e si punisce, si diletta e si tormenta. E’ rude e dolce, piacevole e terrible, debole e onnipotente. In essa, tutto e’ sempre li’. Non conosce passato ne’ avvenire; la sua eternita’ e’ il presente. E’ benigna. La lodo con tutte le sue opere.

E’ saggia e muta. Non le si strappa alcuna spiegazione, non le si carpisce nessun beneficio, ch’essa non dia spontaneamente. E’ astuta ma a fin di bene; e il meglio e’ ignorarne le astuzie. E’ un tutto; ma non e’ mai compiuta. Come fa oggi, potra’ fare sempre. A ciascuno appare in una forma diversa. Si nasconde sotto mille nomi e termini, ma e’ sempre la stessa. Mi ha portato in scena; me ne buttera’ fuori. Mi affido a lei. Disponga di me a piacer suo. Non odiera’ l’opera delle proprie mani. Non sono stato io a parlare di lei. No, cio’ ch’e’ vero e cio’ ch’e’ falso, essa l’ha detto. Tutto e’ colpa sua, tutto merito suo. »

~ “Fragment”, Tiefurter Journal, 32, 1782.

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