May 29, 2011

« Baudelaire era un cultore della profondità, intesa in senso strettamente spaziale. Aspettava, come un prodigio sempre pronto a scatenarsi, certi momenti in cui lo spazio sfuggiva alla consueta piattezza e cominciava a rivelarsi in una successione di quinte potenzialmente inesauribili. Allora le cose — ogni singolo, trascurabile oggetto — assumevano all’improvviso un rilievo insospettato. In quei momenti, scriveva, “il mondo esterno si offre con un possente risalto, una nettezza di contorni, una ricchezza di colori mirabili”. Ed è come se soltanto quando il mondo si presenta in quel modo fosse possibile pensare. Sono quelli anche “i momenti dell’esistenza in cui il tempo e l’estensione sono più profondi, e il sentimento dell’esistenza immensamente accresciuto”. » ~ “La folie Baudelaire”, R. Calasso.

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