May 10, 2012

« Si destreggiava con scioltezza e ignoranza in diverse lingue. »

« Attraversammo il paese dei trogloditi, che divorano serpenti e son privi dell’uso della parola; quello dei garamanti, che hanno le donne in comune e si nutrono di leoni; quello degli augili, che venerano solo il Tartaro. »

« “Questo palazzo è opera degli dei”, pensai in un primo momento. Esplorai gl’inabitati recinti e corressi: “Gli dei che lo edificarono son morti”. Notai le sue stranezze e dissi: “Gli dei che l’edificarono erano pazzi”. Lo dissi, ricordo, con un’incomprensibile riprovazione ch’era quasi rimorso, con più orrore intellettuale che paura sensibile. All’impressione di enorme antichità altre si aggiunsero: quella dell’interminabile, quella dell’atroce, quella d’una complessità insensata. Avevo percorso un labirinto, ma la nitida Città degli Immortali m’impaurì e ripugnò. Un labirinto è un edificio costruito per confondere gli uomini; la sua architettura, ricca di simmetrie, è subordinata a tale fine. Nel palazzo che imperfettamente esplorai, l’architettura mancava d’ogni fine. […] sorta di parodia o d’inverso e anche tempio degli dei irrazionali che governano il mondo e dei quali nulla sappiamo, se non che non somigliano all’uomo. »

« Accettiamo facilmente la realtà, forse perché intuiamo che nulla è reale. »

« Il corpo era un docile animale domestico e gli bastava, ogni mese, l’elemosina di qualche ora di sonno, d’un po’ d’acqua e di un brandello di carne. Ma non ci si creda asceti. Non c’é piacere più complesso del pensiero e ci abbandonavamo ad esso. A volte, uno stimolo straordinario ci restituiva al mondo fisico. Ad esempio, quella mattina, il vecchio godimento elementare della pioggia. »

~ “L’immortale”, J.L. Borges.

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