Giovinezza – In una palude

March 13, 2016

Il vento freddo gli tagliava le mani, e faceva frusciare i lunghi steli gialli, stecchiti, dalla punta morbida come cotone. La palude era ormai un’impronta del passo del vento, l’aria trasportava i cattivi umori delle foglie imbrunite, avvizzite come mani di vecchi, le urla decomposte e sgomente di tronchi e legni e cortecce scavati, brulicati da insetti e da vermi, le emozioni rinsecchite, inzuppate, disabitate di tutti i microtubuli di ogni cellula, di tutti i cloroplasti funzionanti a singhiozzo come rottami di motori. Mise la mano nell’acqua gelida, viscosa e nera del lago, generando l’unico movimento, l’unica increspatura, l’unica geometria sonora, l’unica scultura in quella piattezza sconfinata, immobile, silenziosa anche d’uccelli. Poi toccò il muschio umido e vivo, verde e perenne, che sembrava in eterno equilibrio con se stesso, bilanciando eterna crescita ed eterna morte, e godette di quella morbida umidità. E guardò i tappeti di licheni verde chiaro, e di licheni viola, e gli arazzi di eriche oscure e timide che sembravano sussurrare l’una all’altra qualche inutile segreto, e la desolazione di tronchi recisi, frantumati dalla tempesta, di giganteschi alberi grigi abbattuti come enormi alci sul sentiero. “Eppure la connessione è qui da qualche parte”, pensò. Pensò che si poteva anche cominciare da lì, da un qualunque punto della palude, a cercare.

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