Archive for the 'Dream' Category

Chute des anges rebelles

June 19, 2018

~ Frères Limbourg, “Très riches heures du duc de Berry”, 1411-16.

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June 9, 2018

“Chi più in alto sale, più lontano vede. Chi più lontano vede, più a lungo sogna.” ~ Walter Bonatti

Jacob Böhme

May 20, 2018

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National Gallery Berlin

January 13, 2018

Alexandre Calame

Campagna landscape, Arnold Böcklin

Ocean breakers (the sound), Arnold Böcklin

Deep in the forest by moonlight, Friedrich

Moonrise by the sea, Friedrich

Knight's castle, Lessing

Castle by the river, Schinkel

Tilla Durieux depicting Circe, Von Stuck

And also: “Cabin covered in snow”, Friedrich. “After the rain”, Baum. “Low country at the Rhine”, Thoma.

January 25, 2017

“Bastava il nuovo sogno, bastava la nuova, rinnovata brama per rendere sopportabile l’esistenza, per conferirle qualcosa di simile a un senso, per illuminarla e redimerla. Gli amici di Albert, perlomeno quelli che ancora gli restavano, non comprendevano molto bene queste sue fantasie. Di una cosa pero’ s’avvedevano, ed era che Albert viveva sempre piu’ chiuso in se stesso, che parlava sempre piu’ tra se’ e sorrideva in maniera sempre piu’ strana, che era lontanissimo, non partecipava affatto a cio’ che per altri e’ caro e importante, si asteneva dalla politica e dai traffici, non partecipava a gare di tirassegno e a balli, a dotte conversazioni sull’arte, in una parola a nulla di cio’ che prima gli dava gioia. Era divenuto un eccentrico, un mezzo matto, capace di andarsene a passeggiare in una grigia, fredda giornata d’inverno, respirando gli odori e i colori dell’aria gelida, di star dietro a un bambino capace solo di balbettii, di rimanere per ore a fissare un’acqua verde, un’aiuola fiorita, oppure di sprofondare, come un lettore nel proprio libro, nelle linee che scorgeva in un peszetto fi legno tagliato, in una radice o in un tubero. Nessuno piu’ si interessava a lui, che all’epoca viveva in una cittadina straniera.” ~ Hesse

December 28, 2016

Un senso di colpa, profondissimo, continuo, in background, mentre faccio qualsiasi cosa, specie le cose normali. Una tensione continua, mi divora da dentro, mi fa guardare l’orologio e mi fa pensare “E’ tardi, non c’e’ più tempo, devi fare”, mi fa male alla testa, continuo mal di testa, e inaridisce il cuore, banalizza, determinizza e distrugge. È così forte che non la sento più. Non riesco a rilassarmi, mai, nel profondo. Sempre in tensione, sempre questa tensione interna che mi rode, mi sgretola, mi disintegra il cuore. Mi sveglio la mattina con un forte mal di testa, sempre, profondo, e un senso di testa bloccata, stanca, non lucida. Sono perennemente stanco, debole, senza forze.

I denti crescono dritti perché la lingua continuamente, impercettibilmente, per anni, li spinge avanti, dice il dentista. Potere dei movimenti involontari, piccoli, accumulati. Potere del tempo. Come la neve si accumula fiocco a fiocco, e d’un tratto ci si accorge che è alta, e che gli strati più profondi sono diventati ghiaccio durissimo.

Mi trovo nel deserto piatto, in alto la luna piena, grande, brillante, vicinissima. C’è una pianura più bassa, una valle, nella quale giace un vulcano attivo. Mi decido a scendere, mi tengo con le mani alla roccia e ai sassi mentre scendo di quota. A un tratto vedo una figura, sul pendio, a metà discesa. Mi colpiscono subito la sua natura sacra da un lato e la sua bidimensionalita’ dall’altro. Sembra una sorta di grande icona russa, piatta. All’inizio mi sembra Gesù,  poi mi sembra di notare che ha 4 o 6 braccia come una divinità indù, infine mi accorgo che quelle sono ali, ali con motivi scuri e inquietanti di farfalla notturna e di falena. Le falene mi spaventano. Anche la testa è di insetto, cavalletta forse, stesso sguardo di carta, senz’anima, senza coscienza. Il resto del corpo sembra umano, veste una tunica o altro abito che trasmette una sensazione di religiosità essenziale, ritirata dal mondo. In mano tiene un libro chiuso. Mi guarda, la guardo. Non si muove, non reagisce, mi segue semplicemente con lo sguardo. Sguardo inscrutabile da controllore alieno, da creatura che chiaramente pensa ma di cui è impossibile capirne il modo. Capisco poi che non è un essere autonomo, è una mia proiezione incapace di prendere decisioni, è uno dei tanti abitanti di questo universo segreto. Continuo a scendere, osservato e osservando.

Arrivo a valle. Mi accorgo che il vulcano non emette vapore e lava geologici, ma gas e fluidi organici, viscosi, dall’odore equivoco, nauseante e attraente al tempo stesso come gli odori ormonali del sesso. La superficie del vulcano è essa stessa coperta di peli pubici, immensa metafora vaginale. Mi decido a scalarlo, toccare peli e fluidi mi disgusta ma devo farlo per arrampicarmi. L’insetto mi guarda, sempre più piccolo, da lontano. La commistione di simboli religiosi, di terrore, e di acri secrezioni organiche, mi convince di essere sulla buona strada. Giungo velocemente in vetta, sotto è un boiler di fluido denso, semitrasparente, viscoso. Mi lascio cadere dentro il cratere.

C’è la poca luce lontana di un pozzo profondo, di una profonda grotta marina. Le pareti di roccia mandano bagliori blu, metallici, gocciolando. Resto a galla. Intorno a me un gran numero di figure nere, con tunica nera, incappucciate, senza volto, vagano galleggiando, ora per metà immerse, ora completamente levitando sopra la superficie liquida. Non ne avevo mai viste così tante, prima. Sembra che questa sia una sorta di sorgente per loro. Sembra che anch’esse non abbiano coscienza, si comportino come insetti, ma in realtà so che la possiedono, e che qualcuna di loro mi parlerà. Mi tuffo nel liquido, ne bevo, riemergo. Una sensazione di felicità e sete orgiastica, di sesso, di piacere sfrenato, di venire, nudo, in quel liquido.

Ora riesco a riconoscere quando entro (spessissimo) nella modalità tradizionale. La vedo e la sento come una sfera di roccia dura, ottusa, stolida, e così limitante. Mi dico “pensa e senti fuori da quella sfera, perché fuori c’è tutto”. Un senso di ampiezza e di pensare più lucido,  quando ne esco.

Salire la scala di un palazzo, in eterno. Avvertire le voci, i frammenti di vita, le piccole quotidianità. Porte aperte o socchiuse, alcuni fanno cenno di entrare. Forse sì, entrare brevemente. Ma poi ripartire subito, continuare a salire.

Scendo da un furgone insieme a due miei amici. Siamo venuti apposta in questa regione piana fino all’orizzonte per guardare il cielo: la luna è grande come il sole, il sole è pallido come la luna, e un altro pianeta grande come la luna, luminoso e grigio come il sole, sta vicino ad entrambi (capirò soltanto dopo che è Venere). Capisco che la luna, il nuovo pianeta o entrambi stanno coprendo il sole, ma la mia vista si sposta immediatamente fuori dall’atmosfera, dove l’oscurarsi del sole permette di percepire straordinari fenomeni sulla sua superficie, esplosioni di magma, flares, bursts. Poi sembra che un’enorme esplosione a catena attraversi il sole, che si brucia ed esaurisce seguendo il fronte d’onda, e si deforma da sfera a bozzo irregolare. Sulla terra si alza un grande vento. Tutto appare nitido e dettagliato a livello molecolare, ma pervaso da una sorta di malinconia.

Per settimane, forse per mesi, sono rimasto in quel liquido pensando a come uscire, a cosa ci fosse dopo. Ovviamente nessuna figura nera mi ha parlato, ma una sorta di tappo si è aperto nel fondale e sono caduto giù, risucchiato in un condotto nero. Per altre settimane mi sono chiesto dove mi trovassi ora. Oggi l’ho visto: è una spaccatura verticale nella roccia, roccia nerissima e secca, asciutta, polverosa, tutto intorno a me. Le pareti sono molto strette, c’è appena lo spazio per passare. È buio. In alto, pochissima luce bianca filtra da una spaccatura sottilissima, altissima come il soffitto di una cattedrale, e si estende lunga a perdita d’occhio. Mi muovo orizzontalmente.

December 28, 2016

“I soon discovered that my best comfort was attained if I simply went on in my vision further and further, getting new impressions all the time, and so I began to travel; of course, in my mind. Every night (and sometimes during the day), when alone, I would start on my journeys — see new places, cities and countries; live there, meet people and make friendship and acquaintances… This I did constantly until I was seventeen, when my thoughts turned seriously to invention. Then I observed to my delight that I could visualize with the greatest facility. I need no models, drawings or experiments. I could picture them all as real in my mind… I do not rush into actual work. When I get an idea, I start at once building it up in my imagination. I change the construction, make improvements and operate the device in my mind. It is absolutely immaterial to me whether I run my turbine in thought or test it in my shop.”
~ Tesla

December 26, 2016

[…] “compared by Baudelaire to a “deep and dark mirror”, Leonardo seduces us by his hermeticism, his strangeness.”

“This Leda no more appeals to the delirium of the senses than the Mona Lisa does; it speaks of the obscure mechanism of childbirth, of genetic aberration, of the imperious and primitive surge of life in the depths of the body and the entrails of the earth. Some critics admit to finding the contents of this work terrifying. Looking at it, one senses only too well the transcendence of science: one feels how the painter, in conceiving his picture, had studied the relentless growth of plants, whirlpools of water, and abdomens dissected by flickering candlelight: One grasps above all the fascination, unease, and irrational anguish aroused by the “hideous” idea of procreation and the “great mystery” of woman. … With its idolatrous and tormented naturalism, the painting outraged not so much virtue as Christian reason.”

“His figures are not smiling the smile of inner peace. They are smiling in order to bewitch. … Leonardo sets out to disturb and trouble the emotions. … His subject has ceased to be “a voice crying in the wilderness”. He has reached the ultimate limits of human knowledge; he smiles and points at the source of everything, which amazes him but which is unfathomable.”

~ “Leonardo. The artist and the man”, Serge Bramly.

September 24, 2016


“The night-hag visiting the Lapland witches”, Fuseli.

“This Instrument is of an oval form, made of the bark of the fir, pine, or birch-tree, one end of which is covered with a sort of parchment dressed from the Rein-deer skin. This is loaded ith brass rings artfully fastened to it. The Conjurer then beats it upon his breast with a variety of frantic postures. After this he besmears it with blood, and draws upon it rude figures of various kinds.” ~ Matthew Consett

The bridge

November 4, 2012

« Well I’m goin’ down to the bridge
at the end of the road
and I’m gonna stare down into the waters
and if you see me goin’ down
to the bridge at the end
you will know I’m looking to be free
and if you see me goin’ down to the bridge at the end
and you see me staring down into the waters
well if you see me going down to the bridge at the end
you will know I ain’t coming back no more
and I ain’t gonna be taking no one with me, oh no.
I’m gonna stare down into the waters
and I’m gonna sit down on the banks of the river
Lord knows I won’t be back no more
and I said if I had my way
I’d have left this town long ago. »
~ “The bridge”, VUK.