Archive for the 'Life' Category

August 4, 2020

“Don’t be afraid to ask the big questions. Treat science like art. In other words, don’t expect to make a living from it. Enjoy it.”
~ James Lovelock

July 28, 2020

“Ever tried. Ever failed. No matter. Try again. Fail again. Fail better. First the body. No. First the place. No. First both. Now either. Now the other. Sick of the either try the other. Sick of it back sick of the either. So on. Somehow on. Till sick of both. Throw up and go. Where neither. Till sick of there. Throw up and back. The body again. Where none. The place again. Where none. Try again. Fail again. Better again. Or better worse. Fail worse again. Still worse again. Till sick for good. Throw up for good. Go for good. Where neither for good. Good and all.”

~ Samuel Beckett

July 28, 2020

“Execestus, the Phocian tyrant, used to wear two enchanted rings, and he used to determine the appropriate time to act by the sound they made against one another. But, he still died, murdered by treachery despite being warned by the sound, as Aristotle says in the Phocian Constitution.”

~ “Stromateus”, Clement of Alexandria.

July 6, 2020

“Why do I call [Newton] a magician? Because he looked on the whole universe and all that is in it as a riddle, as a secret which could be read by applying pure thought to certain evidence, certain mystic clues which god had laid about the world to allow a sort of philosopher’s treasure hunt to the esoteric brotherhood. He believed that these clues were to be found partly in the evidence of the heavens and in the constitution of elements (and that is what gives the false suggestion of his being an experimental natural philosopher), but also partly in certain papers and traditions handed down by the brethren in an unbroken chain back to the original cryptic revelation in Babylonia. He regarded the universe as a cryptogram set by the almighty – just as he himself wrapt the discovery of the calculus in a cryptogram when he communicated with Leibniz. By pure thought, by concentration of mind, the riddle, he believed, would be revealed to the initiate.”

“All would be revealed to him if only he could persevere to the end, uninterrupted, by himself, no one coming into the room, reading, copying, testing — all by himself, no interruption for god’s sake, no disclosure, no discordant breakings in or criticism, with fear and shrinking as he assailed these half-ordained, half-forbidden things, creeping back into the bosom of the godhead as into his mother’s womb. ‘Voyaging through strange seas of thought alone’, not as Charles Lamb ‘a fellow who believed nothing unless it was as clear as the three sides of a triangle’.”

“There is an unusual number of manuscripts of the early English alchemists in the libraries of Cambridge. It may be that there was some continuous esoteric tradition within the University which sprang into activity again in the twenty years from 1650 to 1670. At any rate, Newton was clearly an unbridled addict. It is this with which he was occupied ‘about 6 weeks at spring and 6 at the fall when the fire in the elaboratory scarcely went out’ at the very years when he was composing the Principia – and about this he told Humphrey Newton not a word. Moreover, he was almost entirely concerned, not in serious experiment, but in trying to read the riddle of tradition, to find meaning in cryptic verses, to imitate the alleged but largely imaginary experiments of the initiates of past centuries. Newton has left behind him a vast mass of records of these studies. I believe that the greater part are translations and copies made by him of existing books and manuscripts. But there are also extensive records of experiments. I have glanced through a great quantity of this at least 100,000 words, I should say. It is utterly impossible to deny that it is wholly magical and wholly devoid of scientific value; and also impossible not to admit that Newton devoted years of work to it.”

~ “Newton, the Man”. John Maynard Keynes.

L’uomo nuovo

June 28, 2020

“La funzione della nuova società è di incoraggiare il sorgere di un uomo nuovo, la cui struttura caratteriale abbia le seguenti qualità […] Sicurezza, sentimento di identità e fiducia fondati sulla fede in ciò che si è, nel proprio bisogno di rapporti, interessi, amore, solidarietà con il mondo circostante, anziché sul proprio desiderio di avere, di possedere, di controllare il mondo, divenendo così schiavo dei propri possessi. […] La gioia che proviene dal dare e condividere, non già dall’accumulare e sfruttare. […] Fare della piena crescita di se stessi e dei propri simili lo scopo supremo dell’esistenza. […] Sviluppare la propria fantasia, non come una fuga da circostanze intollerabili, bensì come anticipazione di possibilità concrete, come un mezzo per superare circostanze intollerabili. […] Avvertire la propria identità con ogni forma di vita, e quindi rinunciare al proposito di conquistare la natura, di sottometterla, sfruttarla, violentarla, distruggerla, tentando invece di capirla e di collaborare con essa. Far propria una libertà che non sia arbitrarietà, ma equivalga alla possibilità di essere se stessi, intendendo con questo non già un coacervo di desideri e brame di possesso, bensì una struttura dal delicato equilibrio che a ogni istante si trova di fronte alla scelta tra crescita o declino, vita o morte. Rendersi conto che il male e la distruttività sono conseguenze necessarie del fallimento del proposito di crescere. Rendersi conto che solo pochi individui hanno raggiunto la perfezione per quanto attiene a tutte queste qualità, rinunciando d’altro canto all’ambizione di riuscire a propria volta a ‘raggiungere l’obiettivo’, con la consapevolezza che un’ambizione del genere non è che un’altra forma di bramosia, un’altra versione dell’avere. Trovare la felicità nel processo di continua, vivente crescita, quale che sia il punto massimo che il destino permette a ciascuno di raggiungere, dal momento che vivere nella maniera più piena possibile al singolo è fonte di tale soddisfazione, che la preoccupazione per ciò che si potrebbe o non si può raggiungere ha scarse probabilità di rendersi avvertita.”

~ “Avere o essere?”, Eric Fromm.

June 28, 2020

“Nella sua autobiografia, Darwin scrive che, fino ai trent’anni, era stato un grande amatore della musica, della poesia e della pittura, ma che poi, per molti anni, perdette ogni gusto e ogni interesse per tali manifestazioni: “La mia mente sembra essere divenuta una sorta di macchina che macina le leggi generali da un’enorme raccolta di dati di fatto… La perdita di questi interessi costituisce una perdita di felicità, e non è escluso che possa risultare lesiva per l’intelletto, e più probabilmente ancora per il carattere morale, perché indebolisce il risvolto emozionale della nostra natura”.”

“La supremazia dell’attività mentale cerebrale, manipolatoria va di pari passo con un’atrofia della vita emozionale. Dal momento che questa non viene coltivata né se ne ha bisogno, ma costituisce piuttosto un ostacolo al funzionamento ottimale, essa è rimasta sottosviluppata, non è mai riuscita a raggiungere un livello di maturità superiore a quella infantile. Ne deriva che i caratteri mercantili sono particolarmente ingenui per quanto attiene ai problemi emozionali.”

~ “Avere o essere?”, Eric Fromm.

Avere o essere?

June 28, 2020

“La modalità dell’essere ha, come prerequisiti, l’indipendenza, la libertà e la presenza della ragione critica. La sua caratteristica fondamentale consiste nell’essere attivo, che non va inteso nel senso di un’attività esterna, nell’essere indaffarati, ma di attività interna, di uso produttivo dei nostri poteri umani. Essere attivi significa dare espressione alle proprie facoltà e capacità, alla molteplicità di doti che ogni essere umano possiede, sia pure in vario grado. Significa rinnovarsi, crescere, espandersi, amare, trascendere il carcere del proprio io isolato, essere interessato, “prestare attenzione”, dare. Nessuna di queste esperienze, però, può compiutamente essere espressa in parole, essendo queste recipienti colmi di un’esperienza che ne trabocca. Le parole designano un’esperienza, ma non sono l’esperienza. Nel momento in cui mi provo a esprimere esclusivamente in pensieri e parole ciò che ho sperimentato, l’esperienza stessa va in fumo: si prosciuga, è morta, è divenuta mera idea. Ne consegue che l’essere è indescrivibile in parole ed è comunicabile soltanto a patto che la mia esperienza venga condivisa. Nella struttura dell’avere, la morta parola regna sovrana; nella struttura dell’essere, il dominio spetta all’esperienza viva e inesprimibile.”

“L’espressione “attività produttiva” denota lo stato di attività interiore, ma non è necessario che sia in rapporto con la creazione di un’opera d’arte o di scienza, o con alcunché di “utile”. La produttività è un orientamento caratterologico di cui tutti gli esseri umani sono capaci, a meno che non siano emozionalmente storpi. Gli individui produttivi animano tutto ciò che toccano; danno vita alle proprie facoltà, ma anche alle persone e alle cose che li circondano.”

“Mentre l’avere si fonda su qualcosa che l’uso diminuisce, l’essere viene incrementato dalla pratica (il roveto ardente che non viene consumato dalle fiamme è il simbolo biblico di questo apparente paradosso). I poteri della ragione, dell’amore, della creazione artistica individuale, insomma tutti i poteri essenziali, crescono grazie al processo del loro esprimersi. Ciò che si spende non va perduto, ma al contrario va perduto ciò che si conserva.”

~ “Avere o essere?”, Eric Fromm.

Eigentum

June 28, 2020

“Ich weiß, daß mir nichts angehört
Als der Gedanke, der ungestört
Aus meiner Seele will fließen,
Und jeder günstige Augenblick,
Den mich ein liebendes Geschick
Von Grund aus läßt genießen.”

~ Goethe

Giovanna Garzoni

June 21, 2020

Gefunden

May 20, 2020

“Ophelia”, Arthur Hughes, 1852.

Gefunden

“Ich ging im Walde so für mich hin,
und nichts zu suchen, das war mein Sinn.

Im Schatten sah ich ein Blümchen steh’n,
wie Sterne leuchtend, wie Äuglein schön.

Ich wollt’ es brechen, da sagt’ es fein:
Soll ich zum Welken gebrochen sein?

Ich grub’s mit allen den Würzlein aus,
zum Garten trug ich’s, am hübschen Haus,

Und pflanzt es wieder am stillen Ort;
Nun zweigt es immer und blüht so fort.”


“I was walking in the woods
Just on a whim of mine,
And seeking nothing,
That was my intention.

In the shade I saw
A little flower standing
Like stars glittering
Like beautiful little eyes.

I wanted to pick it
When it said delicately:
Should I just to wilt
Be picked?

I dug it out with all
Its little roots.
To the garden I carried it
By the lovely house.

And replanted it
In this quiet spot;
Now it keeps branching out
And blossoms ever forth.”

~ Goethe


“Flower in a crannied wall,
I pluck you out of the crannies,
I hold you here, root and all, in my hand,
Little flower — but if I could understand
What you are, root and all, and all in all
I should know what God and man is.”
~ Tennyson


“There is a willow grows aslant a brook
That shows his hoar leaves in the glassy stream.
There with fantastic garlands did she come
Of crowflowers, nettles, daisies, and long purples,
That liberal shepherds give a grosser name,
But our cold maids do “dead men’s fingers” call them.
There, on the pendant boughs her coronet weeds
Clambering to hang, an envious sliver broke,
When down her weedy trophies and herself
Fell in the weeping brook.”
~ Hamlet, Shakespeare.