Archive for the 'Life' Category

October 17, 2018

” ‘Simple persons’ — as Michelangelo replied in his rough way to the querulous criticism of Julius the Second, that there was no gold on the figures of the Sistine Chapel — ‘Simple persons, who wore no gold on their garments.’ ”
~ “The Renaissance: studies in art and poetry”, Walter Pater.

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October 2, 2018

Green man over a church window in Fountains Abbey (from Wikipedia)

“The best read naturalist who lends an entire and devout attention to truth, will see that there remains much to learn of his relation to the world, and that it is not to be learnt by any addition or subtraction or other comparison of known quantities, but is arrived at by untaught sallies of the spirit, by a continual self-recovery, and by entire humility. He will perceive that there are far more excellent qualities in the student than preciseness and infallibility; that a guess is often more fruitful than an indisputable affirmation, and that a dream may let us deeper into the secret of nature than a hundred concerted experiments. […] Nor has science sufficient humanity, so long as the naturalist overlooks that wonderful congruity which subsists between man and the world; of which he is lord, not because he is the most subtle inhabitant, but because he is its head and heart, and finds something of himself in every great and small thing, in every mountain stratum, in every new law of color, fact of astronomy, or atmospheric influence which observation or analysis lays open.”

“The visible creation is the terminus or the circumference of the invisible world. ‘Material objects,’ said a French philosopher, ‘are necessarily kinds of scoriae of the substantial thoughts of the Creator, which must always preserve an exact relation to their first origin; in other words, visible nature must have a spiritual and moral side.’ […] Nature always speaks of spirit. It suggests the absolute. It is a perpetual effect. It is a great shadow pointing always to the sun behind us. The aspect of nature is devout. Like the figure of Jesus, she stands with bended head, and hands folded upon the breast. The happiest man is he who learns from nature the lesson of worship. […] The noblest ministry of nature is to stand as the apparition of god. It is the organ through which the universal spirit speaks to the individual, and strives to lead back the individual to it. […] That spirit does not build up nature around us, but puts it forth through us, as the life of the tree puts forth new branches and leaves through the pores of the old.”

“Xenophanes complained in his old age, that, look where he would, all things hastened back to Unity. […] The reason why the world lacks unity, and lies broken and in heaps, is because man is disunited with himself. He cannot be a naturalist until he satisfies all the demands of the spirit.”

~ Ralph Waldo Emerson

On the pursuit of Arete

September 19, 2018

“It is necessary to define as vulgar any pursuit, craft, or science which renders the body, soul, or mind of free men useless for the practice of Arete.”
~ Aristotle

“The credit belongs to the man who is actually in the arena, whose face is marred by dust and sweat and blood, who strives valiantly, who errs and comes up short again and again, because there is no effort without error or shortcoming, but who knows the great enthusiasms, the great devotions, who spends himself for a worthy cause; who, at the best, knows, in the end, the triumph of high achievement, and who, at the worst, if he fails, at least he fails while daring greatly, so that his place shall never be with those cold and timid souls who knew neither victory nor defeat”
~ Theodore Roosevelt, “Citizenship in a Republic”, Speech at the Sorbonne, 1910.

“He who is only a student is too weak, too effeminate.
He who is only an athlete is too crude, too masculine.
The ideal citizen is the scholar-athlete,
A man of thought and a man of action.”
~ Plato

 

September 13, 2018

”Visita interiora terrae, rectificando invenies occultum lapidem” ~ ”L’Azoth des Philosophes”, Basilius Valentinus.

Nel parco del Gran Sasso — Terzo giorno

August 6, 2018

Mi risveglio in un campo d’erba alta ai piedi della parete, la parte esterna della tenda completamente fradicia di bruma. Prendo l’abitudine di ispezionare dettagliatamente i piedi ogni mattina, tagliando la pelle delle vesciche rotte e applicando nuovi cerotti. Il sentiero sale presto per boschi umidi, e porta ai cancelli chiusi di una sorta di serbatoio o di centrale idroelettrica. Appena fuori dai cancelli ricarico l’acqua e mi sciacquo ad una piccola fonte gelida, squadrata e umida, che fa sembrare per un momento la mattinata intera, l’intero bosco, freddi e umidi. Il sentiero scende, costeggiando la recinzione della centrale, poi si triforca. Provo a seguire il pezzo di sentiero in piano che sembra portare alla cascata, ma i rovi e le ortiche diventano subito troppo alti, gli alberi caduti troppo numerosi. Prendo quindi il sentiero in salita, che porta inaspettatamente all’interno del perimetro della centrale. Mi accorgo che l’installazione serve a gestire e contenere le sorgenti del Ruzzo. Nella parete rocciosa a picco c’è una porta chiusa, da cui esce un rumore d’acqua scrosciante dentro strutture metalliche. Sopra la porta, una lastra di marmo con incise scritte latine di epoca fascista, che dichiarano queste le sorgenti del Ruzzo ed elogiano il regime. Al centro della placca ne è stata incastrata un’altra, del ‘47, che ri-dedica la struttura allo scopritore delle sorgenti e distrugge parte del messaggio precedente. Poco più sotto, il torrentello cade impetuoso, forte, fresco, ignaro delle scritte e delle storie degli uomini. Quella porta chiusa e quelle dediche contraddittorie sembrano voler contenere, razionalizzare, nascondere quasi alla vista, la forza priva di pensiero del fiume; insieme alla solitudine, all’umidità, e allo scroscio costante sullo sfondo, creano l’atmosfera sospesa, onirica, di un dipinto preraffaelita. Torno all’incrocio e prendo il terzo e ultimo sentiero, appena visibile nella discesa, reso scivoloso da una sorta di pompa d’acqua guasta che da sempre spruzza un getto d’acqua gelida sulle rocce e sul muschio intorno. Attraverso infine il fiume su un ponte assolato e fresco che guarda la cascata, e vengo inghiottito ancora da faggete oscure, interminabili, umide, senza sottobosco, fino a Fonte Gelata.

Il sentiero interseca una strada che tenta di inerpicarsi sul Monte Brancastello. Lì incontro un simpatico turista di Danzica con la famiglia in macchina, che mi chiede indicazioni non essendo riuscito a parlare Inglese o a ottenere una mappa dei sentieri nell’ufficio del parco. Ci accorgiamo presto di essere diretti lungo lo stesso sentiero, e procediamo insieme, chiacchierando allegramente. Il simbolo del sentiero diventa sempre più raro, e alla fine, sulla costa vicino ad una cascata, siamo costretti a fermarci completamente a causa di alberi caduti che è impossibile superare. Il figlio del turista intravede il sentiero 8-10 metri più sotto, ma la famiglia decide di tornare indietro e mi augura buona fortuna. Aggirare l’ostacolo mi richiederebbe una deviazione di mezza giornata o più, o a monte o nei paesi a valle, quindi decido di provare a scendere lentamente per la scarpata. Per alleggerirmi faccio prima rotolare giù la tenda e il sacco a pelo; dimentico di farli scendere piano, in modo controllato, quindi acquistano troppa velocità e solo per caso si fermano sul ciglio del sentiero più sotto. Per pochi secondi provo una sensazione indescrivibile, un misto di paura di perdere una parte critica dell’equipaggiamento, e di senso di colpa per essere stato così stupido. Provo quindi a scendere piano, con le racchette, ma la scarpata è troppo ripida e il terreno troppo cedevole: ruzzolo giù sul fianco destro del torso e acquisto velocità. In quegli istanti una parte di me pensa di aver commesso un errore critico e di essere irreversibilmente nei guai. Un’altra parte invece (probabilmente la stessa che si occupava di ritrovare la strada nei boschi) afferra una radice e ferma la caduta. Alla fine ho solo qualche graffio, una forte botta alle costole che durerà per settimane, e un po’ di shock, ma sono sul sentiero.

Mi rimetto in spalla l’equipaggiamento e seguo il percorso, che si perde però subito in un fitto sottobosco di ortiche, rovi, alberi caduti e secchi, cespugli con bacche. Guardando la vallata e i paesini sullo sfondo penso di essere davvero in trappola ora, non avendo idea di come attraversare o costeggiare il fiume, non potendo tornare indietro perché risalire la scarpata è praticamente impossibile, e non essendo in grado di descrivere la mia posizione sulla mappa. Mi libero di tutto l’equipaggiamento eccetto del coltello, che uso per tagliare la vegetazione e per avanzare piano nel verde che cinge il bordo del sentiero, aspettandomi di scivolare giù ad ogni istante. Dopo un’ora di esplorazione creo una via che porta ad un guado del fiume, quindi trasporto l’equipaggiamento sull’altra sponda a pezzi, facendo tre viaggi, perché il sottobosco è troppo fitto. Sono nello Spelletro, che fino a poche ore fa sembrava irraggiungibile.

I boschi, in questa zona, hanno qualcosa di oscuro, di inquietante quasi: danno l’impressione di non vedere l’uomo da decenni, e di essere una sorta di organismo indipendente e remoto, con proprie regole e piani. Faggi e qualche abete, ancora niente sottobosco, il terreno roccioso e umido. Delle strisce nette di foresta sono crollate sul sentiero dalla costa di sopra. Dalla regolarità dei loro confini sembrano opera umana, tuttavia i tronchi sono completamente sradicati, e alcuni sono stati distrutti con tale violenza che le listelle di rottura formano una sorta di fiore con petali di legno ricurvo intorno al tronco. Attraversare queste zone richiede energia e pazienza: con un equipaggiamento pesante, l’unico metodo possibile è aggirare i tronchi salendo sulla costa. Scavalco in totale sette piccoli corsi d’acqua, ruscelli naturali o defluvi di prese idroelettriche, di cui quattro nella zona dei Pozzi della Lama Nera. Ad ogni sosta mi ispeziono il corpo, e questa volta scopro due zecche, probabilmente prese alle sorgenti del Ruzzo tentando di farmi strada nel sentiero umido verso la cascata. Mi accampo infine nello spiazzo davanti a Fonte Nera, di fianco agli edifici dell’Enel. Metto i calzini ad asciugare su una corda, e studio la mappa sotto l’ultima luce del tramonto che filtra nella piazzola senz’alberi. Decido di lavarmi alla fonte la mattina seguente. Mi addormento con il gorgogliare del flusso d’acqua della fontana in sottofondo, periodico ma non costante, da cui talvolta sembra levarsi e subito dissolversi l’incerta voce di un’anima. Mi chiedo quali difficoltà dovrò superare domani, e che cosa vedrò, dove sarò, con la stessa incertezza di un bambino che fantastica su cosa farà da grande.

 

December 17, 2017

“There are risks and costs to a program of action. But they are far less than the long-range risks and costs of comfortable inaction.” ~ Kennedy

December 3, 2017

“The decline in courage, enterprise and a sense of duty is, however, gradual. The first direction in which wealth injures the nation is a moral one. Money replaces honour and adventure as the objective of the best young men. Moreover, men do not normally seek to make money for their country or their community, but for themselves. Gradually, and almost imperceptibly, the Age of Affluence silences the voice of duty. The object of the young and the ambitious is no longer fame, honour or service, but cash. Education undergoes the same gradual transformation. No longer do schools aim at producing brave patriots ready to serve their country. Or to discover great things for all mankind! Parents and students alike seek the educational qualifications which will command the highest salaries.”

~ “The fate of empires”, J.B. Glubb.

December 3, 2017

“If you want happiness for an hour, take a nap. If you want happiness for a day, go fishing. If you want happiness for a year, inherit a fortune. If you want happiness for a lifetime, help somebody.”

~ Chinese proverb

April 9, 2017

March 18, 2017

Il suo sguardo, per lo scorrere continuo delle sbarre,
è diventato così stanco, che non trattiene più nulla.
E’ come se ci fossero mille sbarre intorno a lui,
e dietro le mille sbarre nessun mondo.

L’incedere morbido dei passi flessuosi e forti,
nel girare in cerchi sempre più piccoli,
è come la danza di una forza intorno a un centro
in cui si erge, stordito, un gran volere.

Soltanto a tratti si alza, muto, il velo delle pupille.
Allora un’ immagine vi entra, si muove
Attraverso le membra silenziose e tese
E va a spegnersi nel cuore.

~ “La pantera”, Rainer Maria Rilke.