Archive for the 'Love' Category

January 25, 2017

“Non beve forse il cuore la buon’azione come un orto secco la prima pioggia, rispondendo grato con fiori?” ~ Hesse

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Let America be America again

December 28, 2016

“Let America be America again.
Let it be the dream it used to be.
Let it be the pioneer on the plain
Seeking a home where he himself is free.

(America never was America to me.)

Let America be the dream the dreamers dreamed—
Let it be that great strong land of love
Where never kings connive nor tyrants scheme
That any man be crushed by one above.

(It never was America to me.)

O, let my land be a land where Liberty
Is crowned with no false patriotic wreath,
But opportunity is real, and life is free,
Equality is in the air we breathe.

(There’s never been equality for me,
Nor freedom in this “homeland of the free.”)

Say, who are you that mumbles in the dark?
And who are you that draws your veil across the stars?

I am the poor white, fooled and pushed apart,
I am the Negro bearing slavery’s scars.
I am the red man driven from the land,
I am the immigrant clutching the hope I seek—
And finding only the same old stupid plan
Of dog eat dog, of mighty crush the weak.

I am the young man, full of strength and hope,
Tangled in that ancient endless chain
Of profit, power, gain, of grab the land!
Of grab the gold! Of grab the ways of satisfying need!
Of work the men! Of take the pay!
Of owning everything for one’s own greed!

I am the farmer, bondsman to the soil.
I am the worker sold to the machine.
I am the Negro, servant to you all.
I am the people, humble, hungry, mean—
Hungry yet today despite the dream.
Beaten yet today—O, Pioneers!
I am the man who never got ahead,
The poorest worker bartered through the years.

Yet I’m the one who dreamt our basic dream
In the Old World while still a serf of kings,
Who dreamt a dream so strong, so brave, so true,
That even yet its mighty daring sings
In every brick and stone, in every furrow turned
That’s made America the land it has become.
O, I’m the man who sailed those early seas
In search of what I meant to be my home—
For I’m the one who left dark Ireland’s shore,
And Poland’s plain, and England’s grassy lea,
And torn from Black Africa’s strand I came
To build a “homeland of the free.”

The free?

Who said the free? Not me?
Surely not me? The millions on relief today?
The millions shot down when we strike?
The millions who have nothing for our pay?
For all the dreams we’ve dreamed
And all the songs we’ve sung
And all the hopes we’ve held
And all the flags we’ve hung,
The millions who have nothing for our pay—
Except the dream that’s almost dead today.

O, let America be America again—
The land that never has been yet—
And yet must be—the land where every man is free.
The land that’s mine—the poor man’s, Indian’s, Negro’s, ME—
Who made America,
Whose sweat and blood, whose faith and pain,
Whose hand at the foundry, whose plow in the rain,
Must bring back our mighty dream again.

Sure, call me any ugly name you choose—
The steel of freedom does not stain.
From those who live like leeches on the people’s lives,
We must take back our land again,
America!

O, yes,
I say it plain,
America never was America to me,
And yet I swear this oath—
America will be!

Out of the rack and ruin of our gangster death,
The rape and rot of graft, and stealth, and lies,
We, the people, must redeem
The land, the mines, the plants, the rivers.
The mountains and the endless plain—
All, all the stretch of these great green states—
And make America again!”

~ Langston Hughes

December 28, 2016

“To note the curious hard logic of passion, and the emotional coloured life of the intellect — to observe where they met, and where they separated, at what point they were in unison, and at what point they were at discord — there was a delight in that!”

 ~ Wilde

December 25, 2016

“Now what is history? It is the centuries of systematic explorations of the riddle of death, with a view to overcoming death. That’s why people discover mathematical infinity and electromagnetic waves, that’s why they write symphonies. Now, you can’t advance in this direction without a certain faith. You can’t make such discoveries without spiritual equipment. […] To begin with, love of one’s neighbor, which is the supreme form of vital energy. Once it fills the heart of man it has to overflow and spend itself. And then the two basic ideals of modern man — without them he is unthinkable — the idea of free personality and the idea of life as sacrifice.”
~ “Doctor Zhivago”, Pasternak.

December 25, 2016

“She was here on earth to grasp the meaning of its wild enchantment and to call each thing by its right name, or, if this were not within her power, to give birth out of love for life to successors who would do it in her place.”
~ “Doctor Zhivago”, Pasternak.

September 24, 2016

“A stranger from far more civilised parts of the world than Finland is greatly surprised at finding the intercourse between the sexes so unconstrained and yet so innocent.” ~ Brooke

October 19, 2012

Per la prima volta mi sento a mio agio nel parlarti di cose che sento nel profondo. So che questa volta non ti spaventerai, ma le guarderai lucidamente insieme a me, se vorrai, oppure non le guarderai affatto: l’importante è che le legga io, che le scriva io. E’ la prima volta che ne parlo con qualcuno (incluso me stesso), in assoluto. Con lo psicologo non mi sentivo ovviamente a mio agio. Più in generale, parlarne mi ha sempre dato una sensazione complessa, a metà tra imbarazzo, bestemmia, e paura che, descrivendole, le cose che ti sto per dire sarebbero svanite: probabilmente i segnali che sono sulla strada giusta. Prima di continuare ti avverto che parlerò esclusivamente per immagini, quindi i simboli che descriverò e il loro numero non vanno presi alla lettera, anche se sono la migliore approssimazione che conosco alle cose che cerco di spiegare. Più a fondo di così non credo di poter andare, di essere mai andato.

Allora, scavando proprio nel profondo, dentro di me non si trova merda. Quella giace sì a fondo, ma mi sembra si collochi ad uno strato superiore e relativamente sottile. Come dici tu, ho “vissuto” così poco che anche la merda scarseggia. Galleggia quindi, questa merda, sopra un nocciolo perfettamente sferico, interamente di cristallo, perfettamente simile a se stesso, con una complicatissima ma uniforme microstruttura interna: un enorme solido platonico immerso in una poco più grande sacca nera. Ora che ci penso, queste erano le “lame” di acciaio che ti avevo scritto in una delle nostre prime lettere, e che tu non sei forse mai riuscita a capire dove si trovavano. Questo coso non sono io, ho la sensazione che sia come “entrato” in me quando ero bambino o poco più, ma non ricordo esattamente come e quando (quest’estate, nella libreria in cui hai comprato il libro sulle piante, ho trovato per caso una fiaba per bambini che racconta di una stella che entra dentro il cuore di un bambino: mi ha colpito profondamente). Da quello che posso vedere e che ho sempre visto (ma ovviamente potrebbe essere il contrario), non c’entra nulla con i miei genitori, con la mia infanzia, adolescenza, o con qualsiasi altro fattore “sociale”. Sono abbastanza sicuro che esistesse prima della mia adolescenza, ma sono anche consapevole di aver vissuto un bel po’ di infanzia senza di lei. Sotto la sfera giace il mio subconscio, la parte fisiologico-animale, prostrata dalle radiazioni della sfera. Sopra, molto sopra la sfera, sopra strati al di sopra della merda, c’è l’io che ti sta scrivendo, prostrato anch’esso dalle radiazioni della sfera. Il problema fondamentale, il perché sono sistematicamente stanco, e concentrato anche se stanco e incapace di concentrarmi, e astratto, e workaholic, è che questa sfera ci schiavizza da sempre, sia la parte sopra che la parte sotto. La sfera tratta la parte sotto come se fosse un cavallo da soma: si fa trasportare da lui, lo sfrutta per mantenersi in vita, ma lo tratta male, gli dà appena appena la poca biada che serve per farlo sopravvivere, ma ogni giorno, come un cavaliere Unno, lo dissangua fino all’estremo, fino allo sfinimento. Il povero cavallo non sente nemmeno più odori e sapori, da quanto è scheletrico e sfinito. Lo psicologo aveva colto questo lato (probabilmente tutti lo colgono, è pure un archetipo di Jung), ma credeva che fosse l'”io” cosciente a trattare così il subconscio. La sfera, ovviamente, mi impediva anche solo di pensare di esprimere come stavano davvero le cose, e anch’io mi convinsi lì per lì che lo shrink avesse ragione. Apparentemente l’unico modo che il subconscio ha di ribellarsi sono i sogni (l’unica cosa, eccetto l’hardware, ancora sotto il suo controllo), in cui spesso raffigura, guardacaso: (1) guerre, quasi sempre con “alieni” (=cose “ordinate” e “altre” da lui), e sempre cui vorrebbe partecipare, ma non può/non ne ha occasione/non ci riesce (non riesce infatti a opporsi alla sfera in pratica); oppure (2) straordinarie architetture, o straordinarie astronavi o astroporti, o straordinarie città, o straordinarie galassie, che lo abbagliano con la loro complessità, bellezza, ordine e “anima” (sì, queste cose sembrano avere un'”anima” come si può dire abbiano un’anima, un carattere proprio, i grandi dipinti) — eppure, sono solo pallidi riflessi della ricchezza della sfera. La parte sopra, da anni, crede di avere una “missione” da compiere (un leggero brivido mi attraversa, mi imbarazza parlarne), una missione impostale dalla sfera. E si comporta come la parte sotto: si getta agli estremi di se stessa, si annulla, si stanca e si distrugge, perché crede che solo così possa compiere la missione. Non vive in prima persona, è come se giocasse a uno di quei videogiochi in cui ti vedi in terza persona, in cui muovi Lara Croft all’interno del tempio egizio. E’ così, in fondo, che si vede: una pedina, un agente perennemente in servizio, un monaco, un Parsifal, un “qui e ora” utile solo per compiere questa missione. Senza il diritto, il tempo, di avere una soggettività, una vita concreta e reale, un corpo. Sembra la storia di Obi Wan Kenobi. Quale sia la missione nessuno lo sa (la sfera mi dice ironicamente in questo momento che “la scoprirò solo vivendo” — ironicamente perché lei invece la sa). Sono consapevole che in questi anni ho come cercato di “potenziarmi”, di diventare sempre più intellettualmente e artisticamente “ricco”. Ho imparato sulla mia pelle una cosa che credevo impossibile, e cioé che davvero con la volontà è possibile fare qualsiasi cosa si desideri, *diventare* qualsiasi persona si desideri — o almeno, qualsiasi persona desideri la sfera. So chiaramente (e ti garantisco che questa è onestà, non autoinganno) che il posto in cui mi trovo adesso non è quello adatto a “me”, inteso come la somma della parte sotto e della parte sopra, sfera esclusa. Non sono mai stato e non ho mai aspirato a essere come i miei colleghi, e tuttora mi sento distante anni luce da loro, contemporaneamente superiore e inferiore (forse è per questo che, dall’esterno, do la sensazione di essere talvolta ultramodesto, talvolta ultraarrogante). Mi sembrano asettici, insensibili, svuotati, in bianco e nero, i miei colleghi. Ma la sfera mi ha voluto portare qui, e finora c’è riuscita. So che le nuove capacità e immagini che ho acquisito negli ultimi anni sono state assorbite dalla sfera, è come se la sfera avesse avuto una irrefrenabile “fame” che però le altre parti non condividevano. Più la sfera si arricchiva, più le altre parti diventavano sottili e sterili. Non ricordo nemmeno più molto del mio passato, e non perché sia stato tutto così brutto o insignificante (ora che ci penso, nonostante i periodi schifosi dell’università, è stato quasi normale — sì, i miei genitori si sono comportati da pazzi, ma WTF, i genitori si possono sempre mandare a fanculo): é come se quella memoria fosse stata liberata per qualcos’altro, che in realtà a “me” non interessa. L’altro giorno ho parlato un po’ con Emily, e come ti ho già raccontato mi ha fatto intuire che gravava su di lei (e ancora grava pesantemente) un senso di high expectation riconducibile al padre. Non ci avevo mai pensato, ma quello che provo io ogni giorno è molto simile, ma esponenzialmente più “assoluto” perché non é legato a una persona: é come se l’intero universo avesse delle high expectations su di me, ma io non so ancora cosa devo fare e perché. Ogni giorno mi sento in guerra, una guerra lenta come quella dei partigiani, sopravvivo, con la sensazione che morirò appena sarà finita.

So che la parte sopra può combattere, o almeno ridimensionare, la sfera. Ma perché è così difficile se è davvero così terribile? Perché la sfera, come la stele di Odissea nello Spazio, sembra essere la fonte delle cose più belle che riesco a pensare/creare/immaginare, perché ho la sensazione che dentro di lei ci siano frutti ancora più straordinari che aspettano solo di maturare e di essere tirati fuori, perché ho sempre avuto la chiara sensazione che senza di lei sarei una persona “ordinaria”. Quando “lavoro” uso la sfera, quando leggo sento che lei assorbe. Una volta ho avuto una “visione” (non nel senso di “miracolo”: una di quelle cose che vedi quando chiudi gli occhi, quella sorta di pre-sogni ancora a livello cosciente) in cui idee elementari ed estremamente eterogenee galleggiavano nell’aria di una stanza buia, chiusa, come dei granelli di polvere, e spontaneamente si combinavano in splendide molecole complesse. “E’ così che nascono le idee”, mi dissi, e ora che ci ripenso quell’ambiente chiuso è l’interno della sfera. La sfera, ovviamente, è tua nemica. E’ sorprendente che sia riuscito a farti entrare nella mia vita, a darti così tanto spazio sottraendolo a lei. Ma probabilmente l’unico modo per sconfiggerla è proprio il soffocamento. E il capire quando questo tumore si è impiantato in me.

May 7, 2011

« Et je comprenais l’impossibilite ou se heurte l’amour. Nous nous imaginons qu’il a pour objet un etre qui peut etre couche devant nous, enferme dans un corps. Helas! Il est l’extension de cet etre a tous les points de l’espace et du temps que cet etre a occupes et occupera. Si nous ne possedons pas son contact avec tel lieu, avec telle heure, nous ne le possedons pas. Or nous ne pouvons toucher tous ces points. Si encore ils nous etaient designes, peut-etre pourrions-nous nous etendre jusq’a eux. Mais nous tatonnons sans les trouver. De la la defiance, la jalousie, les persecutions. Nous perdons un temps precieux sur une piste absurde et nous passons sans le soupconner a cote du vrai. »

~ Proust

Estate nel sud

April 18, 2011

Fiori di castagno, bosco di sera,
mezza luna tra il fogliame, nel bosco noi bevitori silenziosi —
nel vento tiepido della notte tintinnano i nostri calici,
verso il cielo scuro arde il nostro vino.

Noi fiori fuggevoli ardiamo per tutta l’estate:
bevimi, amata! Cara, lasciati bere!
Con le nostre calde fiaccole estive mandiamo segnali
noi amanti al cato notturno dell’estate.
O grido di civetta, o scuro cuore della notte,
farfalla notturna nel chiaro oleandro,
anche noi bruciamo, fratello, ci diamo fuoco l’un l’altro,
agli dei offriamo divini sacrifici.
Risuona, canto della vita e della morte,
i calici tintinnano, la nostra ora divampa!

~ H. Hesse

La farfalla nel vino

April 18, 2011

Nel mio calice di vino e’ volata una farfalla,
ebbra si arrende alla sua dolce rovina,
nuota e bagnandosi si atrofizza ed e’ pronta a morire;
finalmente il mio dito la fa uscire.

Cosi’ il mio cuore e’ accecato dai tuoi occhi,
beato sprofonda nel calice odoroso dell’amore,
pronto a morire, ebbro del vino del tuo incantamento,
aspetto che la tua mano compia con un cenno il mio destino.

~ H. Hesse