Archive for the 'Time' Category

December 28, 2016

“During the whole course of my four years in prison I was continually recalling all my past, and seemed to live over again the whole of my life in recollection. These memories rose up of themselves, it was not often that of my own will I summoned them. It would begin from some point, some little thing, at times unnoticed, and then by degrees there would rise up a complete picture, some vivid and complete impression. I used to analyse these impressions, give new features to what had happened long ago, and best of all, I used to correct it, correct it continually, that was my great amusement.”
~ Dostoyevsky

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December 26, 2016

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December 26, 2016

December 26, 2016

At the age of twenty-five, Leonardo “had not yet accomplished anything that was entirely his own, he had little to show for himself, and his only claim to fame was to have been cited in a notorious criminal case. At his age, Masaccio had accomplished most of his life’s work. Leonardo, starting to feel himself a failure, was discovering how quickly time flies.”

“How many times had he bitterly scribbled, while trying out a new pen: “Tell me if anything has ever been achieved; tell me”; “Tell me if I have ever done anything that…”; “Tell me, tell if ever…”. And the failures had been repeated over the years, as they would continue to be to the end of his life. … Nor did the mathematics and geometry in which he was immersed lead anywhere. … Neither would he outdo Archimedes — nor would he succeed in flying.”

According to Vasari, Leonardo conceived of problems that were “so subtle, so astonishing”, that he could not resolve them despite his skill.

“It is at the moment that they are least that higher minds achieve the most; they are then mentally in search of the unprecedented and find the perfect form for the ideas, which they afterward express by tracing with their hands what they have conceived in their minds.”
~ “Leonardo. The artist and the man”, Serge Bramly.

December 26, 2016

“Una contadinella da Montagnana, per nome chiamata Berta, avendo ridotto alquanto lino in filo sottilissimo, lo portò al mercato a Padova per venderlo, ma non trovò chi il giusto prezzo le sborsasse, onde non volendolo riportar a casa, s’imaginò con animo generoso di donarlo all’imperatrice Berta moglie di Henrico IV, la qual era all’hora in quella Città e così fece. Quella gran signora, mirando non tanto alla bellezza del dono e alla persona che donava quanto al bell’animo della povera donna, per corrispondere con altrettanta gratitudine, chiamato a sé il suo maggiordomo, gli ordinò che gisse a Montagnana, e quanto tirasse quel filo sottilissimo, tanto terreno assegnasse alla donna generosa, per sé e per i suoi discendenti e così fu eseguito. Così la contadinella di povera divenne ricchissima e n’è discesa da quella famiglia, che in Padova si chiama da Montagnana, nobile e chiara. […] Entrò poi agevolmente la cosa in proverbio e quasi per tutta Italia, quando si vuol mostrare la disparità della conditione de’ tempi, dicesi: Non è più il tempo, che Berta filava.”
~ “Libro della origine”, C. de’ Fabrizi

Ruins

December 26, 2016

The ancient inscriptions sought out from among the vegetation in which they were embedded, during walks through Rome… The study of the remains… “Old walls, yet new for modern spirits” (Boccaccio about the vast ruins of Baiae)… The city of ruins… Ruins awakened an elegiac or sentimental melancholy in Petrarch and Boccaccio… The remains of antiquity which surrounded Fabio Calvi in Rome  touched him so deeply that he would stand before them as if entranced, or would suddenly burst into tears at the sight of them… In the sacred legends it became the custom to lay the scene of the birth of Christ in the ruins of a magnificent palace… That artificial ruins became afterwards a necessity of landscape gardening is only a practical consequence of this feeling.

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“The Roman circular bath”, Edward John Poynter.

Notturno in tram a Berlino

April 16, 2011

La vecchiaia la solitudine e io e poi una malinconia tutti e quattro camminiamo fianco a fianco senza parlarci

ciascuno cammina solo ma siamo l’uno a fianco dell’altro

che cosa non avremmo dato gli uni e gli altri per non sentire il rumore dei passi gli uni degli altri

dentro di noi abbiamo pieta’ imprechiamo gli uni contro gli altri ma ci amiamo perche’ non crediamo gli uni negli altri

che cosa non avremmo dato per arrivare a un incrocio e infilare presto quattro strade diverse ma non so se uno di noi morisse se quelli che restano sarebbero contenti

la vecchiaia la solitudine e io e poi una malinconia tutti e quattro camminiamo fianco a fianco

la notte prendiamo il tram i tram che non sappiamo dove vadano

la notte i tram puliti larghi a tre vagoni ci portano in qualche luogo con stridori sferragliamenti

a un tratto si levano davanti a noi dei muri bruciati e sotto il riverbero dei lampioni marciano diritti e testardi verso di noi

delle finestre appaiono davanti a noi e vengono in folla verso di noi schiacciandosi l’una con l’altra

finestre che non hanno ne’ vetri ne’ infissi che non sono finestre delle stanze degli upmini ma finestre del vuoto

passiamo davanti alle pote senza battenti le porte che aprono su nulla

sui marciapiedi degli uomini con tre punti sopra il bracciale aspettano il tram

sono appoggiati sui loro bastoni dalle punte di gomma

non so se tutti i muti sono anche dei sordi ma certo la maggior parte dei ciechi sono dei ciechi con gli occhi aperti e le luci dei tram cadono nei loro occhi aperti ma loro non si rendono conto che la luce cade nei loro occhi

vecchie bigliettaie stanche fanno salire i ciechi sui tram

donne che mi avete guidato teneramente tenendomi per mano

a quasi tutte voi non ho dato che qualche poesia e forse un po’ di tristezza

sono grato a voi tutte

traversiamo le tenebre degli spiazzi vuoti dove crescono ciuffi d’erbacce

i tram traversano le piazze i cui palazzi barocchi sono distrutti

e le pietre bruciate spezzate si somigliano talmente che la testa ci gira e giriamo in tondo

questa citta’ e’ tutta bruciata perche’ ha mandato i suoi soldati a distruggere altre citta’

ho visto citta’ raseal suolo avevano mandato i loro soldati a distruggere altre citta’ e i soldati delle altre citta’ le avevano rase al suolo

ho visto citta’ che preparano i loro soldati per manarli a distruggere altre citta’ ed essere distrutte esse stesse

dei violinisti salgono in tram con le scatole dei violini sotto il braccio e i loro lunghi capelli tristi non riescono a nascondere la loro calvizie

questo agosto e’ forse l’ultimo agosto del mondo ha chiesto uno dei violinisti alla bigliettaia in una lingua che non conosco sulle piattaforme dei tram ci sono dei giovani in collera

credo ch’essi non sappiano perche’ e contro chi sono in collera

che ora sara’ adesso all’Avana amore mio sara’ notte o giorno

le ragazze scendono dai tram

le loro gambe sono abbastanza ben fatte

senza fare un gesto seduto dove sono le seguo e sotto il ponte di pietra sento vicinissimo al mio viso il calore dell loro bocche e volto la testa e una giovane donna mi tocca la spalla senza ch’io sappia dov’e’

i suoi capelli son paglia d’oro le sue ciglia azzurre

il suo collo bianco e’ lungo e rotondo

alle fermate vecchie donne terribili con capelli di paglia nera traversano le rotaie tenendosi per mano

l’uomo seduto alla mia destra s’e’ inabissato dentro se stesso s’e’ perduto dentro se stesso

e’ cosi’ lo so e’ cosi’ che la vecchiaia comincia

tuttavia non e’ in mio potere non cadere nelle onde tristi

cosi’ comincia la vecchiaia

l’uomo seduto alla mia destra e’ caduto ancora nelle onde tristi

alla porta del deposito siamo scesi dall’ultimo tram

rientriamo a piedi

tutti e quattro

la vecchiaia la solitudine e io e poi una malinconia

quando arriviamo all’albergo il sole comincia a spuntare

nella nostra stanza apriamo la radio

parla dei vascelli cosmici.

~ Nazim Hikmet

January 21, 2011

« Alice sighed wearily. “I think you might do something better with the time”, she said, “than wasting it in asking riddles that have no answers”. “If you knew Time as well as I do”, said the Hatter, “you wouldn’t talk about wasting it. It’s him“. “I don’t know what you mean”, said Alice. “Of course you don’t!” the Hatter said tossing his head contemptuously. “I dare say you never even spoke to Time!”. “Perhaps not”, Alice cautiously replied; ” but I know I have to beat time when I learn music”. “Ah! That accounts for it”, said the Hatter. “He won’t stand beating. Now, if you only kept on good terms with him, he’d do almost anything you liked with the clock. For instance, suppose it were nine o’clock in the morning, just time to begin lessons: you’d only have to whisper a hint to Time, and round goes the clock in a twinkling! Half-past one, time for dinner!” (“I only wish it was”, the March Hare said to itself in a whisper.) “That would be grand, certainly”, said Alice thoughtfully: “but then — I shouldn’t be hungry for it, you know”. “Not at first, perhaps”, said the Hatter: “but you could keep it to half-past one as long as you liked”. “Is that the way you manage?” Alice asked. »

~ “Alice’s adventures in Wonderland”, L. Carroll.

Il nemico

September 11, 2010

« La mia giovinezza non fu che un tenebroso uragano
attraversato qua e là da soli splendenti;
la pioggia e il tuono hanno fatto un tale scempio
che pochi frutti vermigli restano al mio giardino.

Eccomi arrivato all’autunno delle idee
e occorre lavorare di pala e di rastrelli
per rimetter in sesto l’inondato terreno
dove l’acqua scava buche grandi come tombe.

Chi sa se troveranno, i nuovi fiori che sogno,
in questa terra lavata come una nuda riva,
il mistico alimento che fa il loro vigore?

O dolore! dolore! Il Tempo divora la vita,
e l’oscuro Nemico che ci corrode il cuore
col sangue che perdiamo cresce e si fortifica! »

~ “Les fleurs du mal”, Baudelaire.

July 28, 2010

« La sera, in questo spazio fra le case basse, si riuniscono i tre fantasmi, quello di ciò che è stato, quello di ciò che fu sul punto di essere, quello di ciò che sarebbe potuto essere, non parlano, si guardano come si guardano dei ciechi, e tacciono. » ~ “Storia dell’assedio di Lisbona”, José Saramago.