Archive for the 'Yksinäisyys' Category

May 13, 2018

“We succeeded in taking that picture [from deep space], and, if you look at it, you see a dot. That’s here. That’s home. That’s us. On it, everyone you ever heard of, every human being who ever lived, lived out their lives. The aggregate of all our joys and sufferings, thousands of confident religions, ideologies and economic doctrines, every hunter and forager, every hero and coward, every creator and destroyer of civilizations, every king and peasant, every young couple in love, every hopeful child, every mother and father, every inventor and explorer, every teacher of morals, every corrupt politician, every superstar, every supreme leader, every saint and sinner in the history of our species, lived there on a mote of dust, suspended in a sunbeam.

The Earth is a very small stage in a vast cosmic arena. Think of the rivers of blood spilled by all those generals and emperors so that in glory and in triumph they could become the momentary masters of a fraction of a dot. Think of the endless cruelties visited by the inhabitants of one corner of the dot on scarcely distinguishable inhabitants of some other corner of the dot. How frequent their misunderstandings, how eager they are to kill one another, how fervent their hatreds. Our posturings, our imagined self-importance, the delusion that we have some privileged position in the universe, are challenged by this point of pale light.

Our planet is a lonely speck in the great enveloping cosmic dark. In our obscurity – in all this vastness – there is no hint that help will come from elsewhere to save us from ourselves. It is up to us. It’s been said that astronomy is a humbling, and I might add, a character-building experience. To my mind, there is perhaps no better demonstration of the folly of human conceits than this distant image of our tiny world. To me, it underscores our responsibility to deal more kindly and compassionately with one another and to preserve and cherish that pale blue dot, the only home we’ve ever known.”

~ Carl Sagan, 1994.

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National Gallery Berlin

January 13, 2018

Alexandre Calame

Campagna landscape, Arnold Böcklin

Ocean breakers (the sound), Arnold Böcklin

Deep in the forest by moonlight, Friedrich

Moonrise by the sea, Friedrich

Knight's castle, Lessing

Castle by the river, Schinkel

Tilla Durieux depicting Circe, Von Stuck

And also: “Cabin covered in snow”, Friedrich. “After the rain”, Baum. “Low country at the Rhine”, Thoma.

March 18, 2017

Il suo sguardo, per lo scorrere continuo delle sbarre,
è diventato così stanco, che non trattiene più nulla.
E’ come se ci fossero mille sbarre intorno a lui,
e dietro le mille sbarre nessun mondo.

L’incedere morbido dei passi flessuosi e forti,
nel girare in cerchi sempre più piccoli,
è come la danza di una forza intorno a un centro
in cui si erge, stordito, un gran volere.

Soltanto a tratti si alza, muto, il velo delle pupille.
Allora un’ immagine vi entra, si muove
Attraverso le membra silenziose e tese
E va a spegnersi nel cuore.

~ “La pantera”, Rainer Maria Rilke.

François Marius Granet

December 29, 2016

December 28, 2016

Un senso di colpa, profondissimo, continuo, in background, mentre faccio qualsiasi cosa, specie le cose normali. Una tensione continua, mi divora da dentro, mi fa guardare l’orologio e mi fa pensare “E’ tardi, non c’e’ più tempo, devi fare”, mi fa male alla testa, continuo mal di testa, e inaridisce il cuore, banalizza, determinizza e distrugge. È così forte che non la sento più. Non riesco a rilassarmi, mai, nel profondo. Sempre in tensione, sempre questa tensione interna che mi rode, mi sgretola, mi disintegra il cuore. Mi sveglio la mattina con un forte mal di testa, sempre, profondo, e un senso di testa bloccata, stanca, non lucida. Sono perennemente stanco, debole, senza forze.

I denti crescono dritti perché la lingua continuamente, impercettibilmente, per anni, li spinge avanti, dice il dentista. Potere dei movimenti involontari, piccoli, accumulati. Potere del tempo. Come la neve si accumula fiocco a fiocco, e d’un tratto ci si accorge che è alta, e che gli strati più profondi sono diventati ghiaccio durissimo.

Mi trovo nel deserto piatto, in alto la luna piena, grande, brillante, vicinissima. C’è una pianura più bassa, una valle, nella quale giace un vulcano attivo. Mi decido a scendere, mi tengo con le mani alla roccia e ai sassi mentre scendo di quota. A un tratto vedo una figura, sul pendio, a metà discesa. Mi colpiscono subito la sua natura sacra da un lato e la sua bidimensionalita’ dall’altro. Sembra una sorta di grande icona russa, piatta. All’inizio mi sembra Gesù,  poi mi sembra di notare che ha 4 o 6 braccia come una divinità indù, infine mi accorgo che quelle sono ali, ali con motivi scuri e inquietanti di farfalla notturna e di falena. Le falene mi spaventano. Anche la testa è di insetto, cavalletta forse, stesso sguardo di carta, senz’anima, senza coscienza. Il resto del corpo sembra umano, veste una tunica o altro abito che trasmette una sensazione di religiosità essenziale, ritirata dal mondo. In mano tiene un libro chiuso. Mi guarda, la guardo. Non si muove, non reagisce, mi segue semplicemente con lo sguardo. Sguardo inscrutabile da controllore alieno, da creatura che chiaramente pensa ma di cui è impossibile capirne il modo. Capisco poi che non è un essere autonomo, è una mia proiezione incapace di prendere decisioni, è uno dei tanti abitanti di questo universo segreto. Continuo a scendere, osservato e osservando.

Arrivo a valle. Mi accorgo che il vulcano non emette vapore e lava geologici, ma gas e fluidi organici, viscosi, dall’odore equivoco, nauseante e attraente al tempo stesso come gli odori ormonali del sesso. La superficie del vulcano è essa stessa coperta di peli pubici, immensa metafora vaginale. Mi decido a scalarlo, toccare peli e fluidi mi disgusta ma devo farlo per arrampicarmi. L’insetto mi guarda, sempre più piccolo, da lontano. La commistione di simboli religiosi, di terrore, e di acri secrezioni organiche, mi convince di essere sulla buona strada. Giungo velocemente in vetta, sotto è un boiler di fluido denso, semitrasparente, viscoso. Mi lascio cadere dentro il cratere.

C’è la poca luce lontana di un pozzo profondo, di una profonda grotta marina. Le pareti di roccia mandano bagliori blu, metallici, gocciolando. Resto a galla. Intorno a me un gran numero di figure nere, con tunica nera, incappucciate, senza volto, vagano galleggiando, ora per metà immerse, ora completamente levitando sopra la superficie liquida. Non ne avevo mai viste così tante, prima. Sembra che questa sia una sorta di sorgente per loro. Sembra che anch’esse non abbiano coscienza, si comportino come insetti, ma in realtà so che la possiedono, e che qualcuna di loro mi parlerà. Mi tuffo nel liquido, ne bevo, riemergo. Una sensazione di felicità e sete orgiastica, di sesso, di piacere sfrenato, di venire, nudo, in quel liquido.

Ora riesco a riconoscere quando entro (spessissimo) nella modalità tradizionale. La vedo e la sento come una sfera di roccia dura, ottusa, stolida, e così limitante. Mi dico “pensa e senti fuori da quella sfera, perché fuori c’è tutto”. Un senso di ampiezza e di pensare più lucido,  quando ne esco.

Salire la scala di un palazzo, in eterno. Avvertire le voci, i frammenti di vita, le piccole quotidianità. Porte aperte o socchiuse, alcuni fanno cenno di entrare. Forse sì, entrare brevemente. Ma poi ripartire subito, continuare a salire.

Scendo da un furgone insieme a due miei amici. Siamo venuti apposta in questa regione piana fino all’orizzonte per guardare il cielo: la luna è grande come il sole, il sole è pallido come la luna, e un altro pianeta grande come la luna, luminoso e grigio come il sole, sta vicino ad entrambi (capirò soltanto dopo che è Venere). Capisco che la luna, il nuovo pianeta o entrambi stanno coprendo il sole, ma la mia vista si sposta immediatamente fuori dall’atmosfera, dove l’oscurarsi del sole permette di percepire straordinari fenomeni sulla sua superficie, esplosioni di magma, flares, bursts. Poi sembra che un’enorme esplosione a catena attraversi il sole, che si brucia ed esaurisce seguendo il fronte d’onda, e si deforma da sfera a bozzo irregolare. Sulla terra si alza un grande vento. Tutto appare nitido e dettagliato a livello molecolare, ma pervaso da una sorta di malinconia.

Per settimane, forse per mesi, sono rimasto in quel liquido pensando a come uscire, a cosa ci fosse dopo. Ovviamente nessuna figura nera mi ha parlato, ma una sorta di tappo si è aperto nel fondale e sono caduto giù, risucchiato in un condotto nero. Per altre settimane mi sono chiesto dove mi trovassi ora. Oggi l’ho visto: è una spaccatura verticale nella roccia, roccia nerissima e secca, asciutta, polverosa, tutto intorno a me. Le pareti sono molto strette, c’è appena lo spazio per passare. È buio. In alto, pochissima luce bianca filtra da una spaccatura sottilissima, altissima come il soffitto di una cattedrale, e si estende lunga a perdita d’occhio. Mi muovo orizzontalmente.

December 26, 2016

The Carmina Burana, the clerici vagantes of the 12th century… they may perhaps be taken as the forerunners of the humanists — the same unstable existence, the same free and more than free views of life, and the germs at all events of the same pagan tendencies in their poetry… They clearly felt themselves a wholly new element in society, because they began to think, and soon to feel, as the ancients thought and felt… The appointments were as a rule made only for a certain time, sometimes for only half a year, so that teachers were forced to lead a wandering life, like actors… One and the same teacher could be connected with a great variety of institutions… The natural alliance between the despot and the scholar, each relying solely on his personal talent…

December 26, 2016

“For an ambitious youth, the fame and the brilliant position of the humanists were a perilous temptation; it seemed to him that he too ‘through inborn pride could no longer regard the low and common things of life’. He was thus led to plunge into a life of excitement and vicissitude, in which exhausting studies, tutorships, secretaryships, professorships, offices in princely households, mortal enemies and perils, luxury and beggary, boundless admiration and boundless contempt, followed confusely one upon the other, and in which the most solid worth and learning were often pushed aside by superficial impudence.

But the worst of all, was, that the position of the humanist was almost uncompatible with a fixed home, since it either made frequent changes of dwelling necessary for a livelihood, or so affected the mind of the individual that he could never be happy for long in one place. He grew tired of the people, and had no peace among the enmities which he excited, while the people themselves in their turn demanded something new.

Much as this life reminds us of the Greek sophists of the empire, as described to us by Philostratus, yet the position of sophists was more favorable. They often had money, or could more easily do without it than the humanists, and as professional teachers of rhetoric, rather than men of learning, their life was freer and simpler. But the scholar of the Renaissance was forced to combine great learning with the power of resisting the influence of ever-changing pursuits and situations. Add to this the deadening effect of licentious excess, and — since do what he might, the worst was believed of him — a total indifference to the moral laws recognized by others.

Such men can hardly be conceived to exist without an inordinate pride. They needed it, if only to keep their heads above the water, and were confirmed in it by the admiration which alternated with hatred in the treatment they received from the world. They are the most striking examples and victims of an unbridled subjectivity.”

~ “The civilization of the Renaissance in Italy”, Burckhardt.

December 26, 2016
“Ma non e’ solo quello. E’ tutto. Detesto vivere a New York e via dicendo. I taxi, e gli autobus di Madison Avenue, con quei conducenti che ti sbraitano di uscire dalla porta in fondo, e vedersi presentare gente ipocrita che definisce i Lunt delle creature angeliche, e fare su e giu’ in ascensore quando vorresti uscire e basta, e quei tizi che ti misurano i pantaloni da Brooks Brothers, e la gente che non fa altro che…”
[…]
“Prendi le auto, per esempio, — ho detto. L’ho detto veramente a bassa voce. — La maggior parte delle persone va pazza per le auto. Hanno paura di farci il minimo graffietto, e stanno sempre a parlare di quanti chilometri fanno con un litro, e appena comprano un’auto nuova sono gia’ li’ che pensano di darla indietro per prenderne un’altra piu’ nuova ancora. A me non piacciono nemmeno le macchine vecchie, per dire. Nel senso che proprio non mi interessano. Preferirei avere un accidenti di cavallo, per dire. Almeno un cavallo e’ umano, santiddio. Un cavallo almeno lo puoi…”
[…]
“Dovresti andare in un collegio maschile, qualche volta. Dovresti provarci, — le ho detto. — Sono pieni di gente ipocrita, e non fai altro che studiare, per imparare abbastanza e diventare abbastanza intelligente da comprarti un giorno una stramaledetta Cadillac, e devi sempre far finta che te ne freghi qualcosa se la squadra di football perde, e tutto il giorno non fai altro che parlare di ragazze e di alcol e di sesso, e tutti sono sempre li’ che fanno comunella nelle loro stupide cricche. […] Perfino i soci dello stupido Club-del-libro-del-mese stanno sempre fra di loro. Se cerchi di fare un discorso intelli… — Sta a sentire, — ha detto la vecchia Sally. — Ci sono un sacco di ragazzi che nella scuola trovano molto di piu’ di questo. — Ma lo so! Lo so che per alcuni e’ cosi’! Sono io che non ci trovo altro. Capisci? E’ questo che sto cercando di dire. E’ esattamente questo, cazzo, — ho detto. — Io non riesco a trovare niente praticamente in niente. Sono conciato malissimo. Sono conciato da far schifo.”
~ “The catcher in the rye”, Salinger.

December 25, 2016

“I cannot now tell exactly, it was so long ago, under what circumstances I first ascended, only that I shuddered as I went along (I have an indistinct remembrance of having been out overnight alone) — and then I steadily ascended along a rocky ridge half clad with stinted trees, where wild beasts haunted, till I lost myself quite in the upper air and clouds, seeming to pass an imaginary line which separates a hill, mere earth heaped up, from a mountain, into a superterranean grandeur and sublimity. What distinguishes that summit above the earthly line, is that it is unhandselled, awful, grand. It can never become familiar; you are lost the moment you set foot there. You know the path, but wander, thrilled, over the bare and pathless rock, as if it were solidified air and cloud. That rocky, misty summit, secreted in the clouds, was far more thrillingly awful and sublime than the crater of a volcano spouting fire.”
~ Thoreau

December 25, 2016

“The physical domain of the country had its counterpart in me. The trails I made led outward into the hills and swamps, but they led inward also. And from the study of things underfoot, and from reading and thinking, came a kind of exploration, myself and the land. In time the two became one in my mind. With the gathering force of an essential thing realizing itself out of early ground, I faced in myself a passionate and tenacious longing — to put away thought forever, and all the trouble it brings, all but the nearest desire, direct and searching. To take the trail and not look back. Whether on foot, on snowshoes or by sled, into the summer hills and their late freezing shadows — a high blaze, a runner track in the snow would show where I had gone.”
~ “The stars, the snow, the fire: twenty-five years in the northern wilderness”, Haines.